Donne in politica, corso di formazione gratis con borse di studio alle meritevoli

by Administrator 16. gennaio 2016 13:16

Donne in politicacorso di aggiornamento formativo gratuito rivolto esclusivamente a 20 donne campane laureate e diplomate di età compresa tra i 18 ed i 40 anni, alle quali si aggiungeranno anche cinque uditrici. A fine corso, le meritevoli che si saranno classificate tra le prime quattro, si vedranno assegnata una borsa di studio del valore rispettivamente nell'ordine di: 1.200, 1000, 800 e 500 euro. L'obiettivo ambizioso del corso, è quello di facilitare la cittadinanza attiva al femminile nella prospettiva di un sempre più numeroso ingresso qualificato delle donne nelle Istituzioni Parlamentari ed Amministrative locali allo scopo di riequilibrarne la rappresentanza di genere...

- il corso

- il modulo di iscrizione

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attualità

L'adolescenza, età del passaggio tra generazioni umane

by Administrator 31. dicembre 2015 13:58

       La stagione della vita, denominata adolescenza, è stata – negli ultimi decenni -  più volte oggetto d’interesse in biogiuridica e in bioetica. I profili su cui insiste la relazione sono i seguenti: 1.     La intergenerazionalità come trasmissione della vita ai futuri, tra discussione etica e decisioni d’inizio vita. 2.     La prospettiva educativa come dinamica intergenerazionale: verso una bioetica dell’adolescenza. 3.     La bioetica familiare in prospettiva sistemica... E' possibile discorrere di adolescenza da un punto di vista, per così dire, “ibrido” quale si propone di essere la bioetica? E' possibile imbastire una bioetica dell’adolescenza dal punto vista “sistemico”, all’interno dei cosiddetti problemi di “vita quotidiana”? ...esiste ormai da qualche decennio una “bioetica della vita quotidiana”, che s’interessa meno di ciò che fa trend o suscita l’intervento del mondo della comunicazione mass-mediale e digitale, e monitora piuttosto l’ovvio e il quotidiano dell’esistenza umana (che la bioetica ambientale pensa, ormai, entro un sistema più ampio, quello della biosfera). Si tratta, nel nostro specifico caso, di guardare all’ordinarietà di una stagione della vita – l’adolescenza – in un’ottica che abbiamo chiamato “sistemica”, la quale, come vedremo, ci convince che ogni stagione della vita, adolescenza compresa, è sempre meno circoscrivibile entro determinati limiti, per esempio di tipo biologico, anche se biologia e scienze quantitative aiutano almeno a descrivere fenomeni tipici sul piano della maturazione psico-fisica, per esempio attraverso il prisma del termine “pubertà”. Lo stesso fatto che il CNB, alla fine degli anni Ottanta , riteneva ancora oggettivo nella pubertà  (ovvero la maturazione dell’apparato riproduttivo) viene sempre più messo in crisi da teorie che scollegano l’accadere di eventi bio-somatici nell’apparato riproduttivo corporeo rispetto al processo bio-culturale dell’identificazione del proprio sé sessuato e del relativo esercizio, sempre più, del resto, scollegato a sua volta, dalla sua funzione riproduttiva e sempre più ripiegato sulla sola funzione, pur importante (come riconosciuto già nel 1968 dalla stessa enciclica Humanae vitae di papa Paolo VI), di tipo unitivo e di soddisfacimento o piacere sessuale. Affrontare, dunque, sotto il profilo bioetico-sistemico (ovvero non solamente medico, ma sempre, e insieme, bio-psico-sociale) una questione o un problema – nel nostro caso l’età del passaggio tra generazioni umane, dalle più antiche alle più nuove, in vista del futuro del contesto, delle società e delle persone, significa dover guardare a quella peculiare stagione della vita - che le scienze sociali e psicologiche denominano “adolescenza” – anche alla luce della bioetica, la quale a sua volta e la sistemazione integrata di più approcci (per definizione multidisciplinari) e anche di più prospettive etiche e valoriali circa le soluzioni maggiormente idonee per interpretare, sorreggere e indirizzare coloro che, nell’adolescenza, manifestano diritti, bisogni, desideri che domandano tutele sociali, giuridiche e normative. Il che significa non potersi limitare a un approccio soltanto medico-sanitario, ma altresì, psicologico, sociale ed educativo, nel quale l’occhio del bioeticista è quello che aiuta a fare sintesi tra i vari sub-sistemi in causa. Questo vuol dire convincersi definitivamente che vi sia un rapporto tra mente e corpo, tra psiche ed organismo, traendone tutte le conseguenze sul piano di un’antropologia medica e di una bioetica dell’adolescenza. (Frascati, convegno internazionale Maggio 2014. Relazione Giustiniani)

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bioetica | convegni

I diritti e la cura: per una biopolitica liberale

by Administrator 31. dicembre 2015 13:07

Generata «come reazione alla disumanizzazione della medicina», (la biotetica)...sta, insomma, nella condizione di continua ricerca di bilanciamenti «tra le opportunità offerte dalla scienza e le esigenze di tutela di valori sociali» 

...insomma, «l’essere umano, la società, la scienza» (p. 17) sono fattori da raccordare e bilanciare, sia in relazione al momento di uscita dalla vita (dove si confrontano oggi ipotesi eutanasiche ed ipotesi di continuazione ad ogni costo delle forme flebili di vita), sia all’inizio della vita umana, laddove le tecnoscienze riescono ormai a «dare figli a chi naturalmente non riesce ad averne», oppure ad «eliminare embrioni o feti che darebbero luogo a vite deformi o disabili o portatori di malattie ereditarie» (p. 25). La condizione della bioetica è definibile, in questo senso, postmoderna.
 
Forse la vera e propria nuova era, aperta da quello che Jeremy Rifkin ha coloritamente denominato il “secolo biotech” , potrebbe segnare non soltanto la conclusione di un ciclo storico, ma anche dello stesso ciclo umano e delle sue concezioni teoriche dei diritti, della cura, della salute come benessere, del rapporto con gli altri viventi della biosfera.
 
...spesso, la bioetica diviene oggi biogiuridica, nel senso che dà luogo a decisioni normative e leggi, oppure diviene biopolitica, nel senso che pone la questione del governo del bios e, dunque, del potere, anche se la mediazione fondamentale «tra valori etici diversi deve compierla la società, non la legge» (Casavola, p. 23). 
 
...per pensare a dimensione bioetica i problemi posti dal bios alle scienze umane, si tratta di porsi in atteggiamento in cui «la ricerca di un equilibrio» si svolga «tra le opportunità offerte dalle scienza e le esigenze di tutela di valori sociali» (Casavola, p. 27). 
 
...la bioetica è opportunamente definibile una rivoluzione perché, come disciplina critica, anzi come nuovo sapere, essa si colloca in un contesto in cui diversi saperi sono ormai in grado d’intervenire «sull’universo del corpo dell’uomo» (p. 58), operando fin nelle sue fibre genetiche, e non soltanto per apportarvi terapie e cure, bensì per anche favorire «la nascita di un nuovo essere» (p. 60), teorizzato per esempio dal cosiddetto postumano.


(F.P.Casavola, Bioetica. Una rivoluzione postmoderna.Salerno Editrice, Roma 2013
 
 
 
 
 

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bioetica | recensioni

Possibile conciliare le istanze della civiltà ultramoderna col Vangelo della vita?

by Administrator 31. dicembre 2015 11:57

...i peculiari riferimenti terminologici a “tutti i modelli familiari” (che suppongono in Europa la coesistenza di più di un modello) e “alle preferenze individuali” (che ribadiscono il principio dell’autodeterminazione dei singoli individui, anche nei loro desideri e preferenze ed orientamenti circa la vita di coppia e la generatività) mi sembrano indicare già dei precisi indirizzi, non soltanto giuridici, ma ideali, che caratterizzano ormai la “visione del mondo” dell’Unione Europea, con la quale - è stato ricordato anche nella stagione di papa Francesco -, la santa Sede continua a intrattenere rapporti diplomatici , a riprova che, per il mondo cristiano-cattolico, la via maestra rimane quella del dialogo istituzionale, al di là degli eventuali dissensi o differenze sul piano del cosiddetto lessico familiare, col quale hanno a che fare, in bioetica antropica, le questioni d’inizio vita.

...circa la nozione di vita familiare che, tradizionalmente, garantiva le nuove nascite, ottenute su base eterosessuale, secondo i cattolici, esibirebbe un significato univoco (pur nelle differenti manifestazioni attuative sul piano sociologico), mentre, in contesto europeo, proprio nella direzione della salvaguardia dei diritti alla vita lavorativa di modelli familiari non necessariamente eterosessuali, si vanno invece modificando sia i modi di pensare che di operare. 

...E così, mentre l’anno europeo in corso mira alla "conciliazione" – indirettamente ravvisando, se non proprio l'esistenza di un conflitto, almeno dei ritardi – tra lavoro e diversi modelli di famiglia, la teorizzazione morale e teologica allude piuttosto a un ambiente affettivo, fatto di relazioni calde ed emotive - il clima "caldo" dei rapporti d'amore tra una donna e un uomo -, che viene ritenuto la condizione essenziale per la progettazione e la gestione delle questioni bioetiche che oggi c’interessano, quali sono appunto la procreazione di nuove vite umane, la tutela della vita umana nascente

...Da un lato, infatti, la Corte europea dei diritti dell'uomo prende sempre più atto “dei cambiamenti sociali che hanno fatto sì che non esista più un'unica concezione di famiglia” , e di conseguenza va compiendo - a partire da una sentenza del 2010 (caso Schalck e Kopf c. Austria) -, una vera e propria rivoluzione nelle modalità che favoriscano la conciliazione tra lavoro e famiglia, nel senso che – in un contenzioso relativo a una discriminazione di lavoro - “afferma a chiare lettere che la relazione affettiva di una coppia composta da individui dello stesso sesso rientra nella nozione di vita familiare” , ovvero finisce per considerare “che la tutela della vita familiare si estende anche alle coppie omosessuali”. Dall’altro lato, invece, gli orientamenti etici e bioetici circa il consorzio familiare – come lo denominava san Giovanni Paolo II nella sua esortazione apostolica del 22.11.1981 – continuano a parlare di un compito fondamentale della famiglia eterosessuale (fondata sul matrimonio e qualificata dall’amore coniugale), che “è il servizio alla vita, il realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo nella generazione l'immagine divina da uomo a uomo”. In sostanza, “ Il fecondo amore coniugale si esprime in un servizio alla vita dalle forme molteplici, delle quali la generazione e l'educazione sono quelle più immediate, proprie ed insostituibili”.  

...si fa sempre più acuto il divario speculativo – prima che giuridico e pratico - tra una concezione che intenda riconoscere il primato alla coscienza morale individuale e storica, senza poggiarla su dei valori proposti come indipendenti dalle soggettività che si determinano e scelgono, e un'altra - quella cristiano-cattolica - che, invece, lamenta le tante esasperazioni etiche e giuridiche derivanti dall’enfasi sulla storicità e sulla soggettività umana, paventando una soggettività, illuministicamente, sempre più chiusa su se stessa e sui propri desideri, quindi non più in grado di riconoscere la propria fallibilità e, in particolare incapace, in campo etico, di andare al di là del criterio del riconoscimento non ontologico del valore morale, configurandolo come se fosse un mero prodotto della intersoggettività e della storicità dei gruppi umani che, di volta in volta, maturano degli orientamenti morali condivisi e si danno, di conseguenza, delle regole per la conciliazione e la pacificazione.

(lezione di Giustiniani)

 
 
 

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bioetica

Maria, icona dei volti delle donne di ogni tempo

by Administrator 31. dicembre 2015 11:01

...Maria  opera  una  mediazione  nella valorizzazione  del  femminile  di  fronte  al  Cristo.    

...Le  critiche  serrate  che  un  certo femminismo radicale, ma anche moderato, ha rivolto alla Bibbia nel suo insieme, ma soprattutto a Paolo ed agli scritti suoi e della sua tradizione, accusati come incubatori di misoginia cristiana, nonché i rimproveri alla figura di Maria ed al ruolo da lei svolto nei Vangeli canonici e nella prima Chiesa, come probabile motivo cementatore delle strutture patriarcali oppressive delle donne, sono il frutto di prospettive ermeneutiche parziali, che assolutizzavano ora la lettera del testo, ora il mondo del soggetto davanti al  testo  sacro. Chi  infatti,  alla  ricerca  della  funzione  assegnata  al  femminile  nell’orizzonte cristologico  e  marianologico,  isolasse  le  pretese  cose  oggettive  del  testo  sacro, dimenticando che quel grande codice funziona chiedendo al lettore una disponibilità ed una sintonia tali da permettere «di aprire davvero gli occhi per vedere e le orecchie per ascoltare», si lascerebbe sfuggire malamente il senso del tutto presente nelle parti. Dunque perderebbe di vista non soltanto l’esatto ruolo delle dimensioni sponsale e materno di Maria, ma anche il messaggio nel suo complesso, centrato sulle azioni e parole di salvezza compiute dal Figlio di lei, per mezzo di lei e a vantaggio di lei e del corpo mistico di Cristo. Peraltro, le “cose”, i “fatti” ed i “detti” di quel peculiare testo non valgono soltanto tunc, ovvero per il suo autore nel passato, ma sono sempre in movimento ex  tunc  verso  il  nunc  del  lettore,  a  cui  intendono  parlare,  soprattutto interpellarlo via via che egli le legge e rilegge, le predica e le propone. Anche quando si correla il volto della Madre con quello del Figlio nei suoi riverberi sulla dimensione sponsale e materna di ogni donna, non si dovrebbe, perciò, mai isolare un singolo testo, o tema teologico, magari marchiandolo, com’è avvenuto in certe teologie del femminile, dell’infamia della misoginia, del maschilismo, o della teorizzazione di una struttura  patriarcale  di  subordinazione  della  donna,  fino  a  coinvolgere  nell’accusa l’intera  Bibbia  circa  la  quale,  nell’ottica  criticata,  si  è  talvolta  affermato  che  essa giungerebbe  addirittura  a  «proclamare  che  la  diffidenza,  il  disprezzo,  l’odio  nei confronti delle donne». Se fondate, siffatte accuse denigrerebbero effettivamente non soltanto le narrazioni circa la Madre di Gesù, ma «tutta la Bibbia» anzi, com’è stato scritto, «la rendono un inservibile ferro vecchio da buttarsi dietro le spalle una volta per sempre».

...Finalmente  negli  ultimi  decenni, si è cominciato a valorizzare nuovamente la figura femminile e sponsale della Madre nel progetto di salvezza operata dal Cristo

(relazione di Giustiniani)

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religione

Africani a Napoli, sia ieri che oggi nel nome di San Gennaro

by Administrator 19. settembre 2015 23:41

IL DENARO, 19/09/15 (di Pasquale Giustiniani)

Una nave sfasciata su cui imbarcare dei chierici e un vescovo dell’Africa del Nord, che fortunosamente riesce ad approdare a Napoli. Non è un racconto ultramoderno di migranti lasciati al largo delle coste da scafisti che speculano sulla fame e la paura degli “altri” pur di lucrare e comunque creando emergenze in tutta l’Europa, al punto che qualche Stato costruisce inutili muri per fermare gli “esrtanei”. Quello della nave sgangherata nel Mediterraneo è uno schema narrativo, che Vittore di Vita utilizza nella sua Historia per parlare di profughi africani in fuga dalla persecuzione di Genserico. Tra gli africani cattolici, perseguitati dai Vandali ariani, c’erano Quodvultdeus e Gaudioso, che nella nostra città svolgeranno un’intensa attività pastorale e culturale. 
Africani a Napoli, sia ieri che oggi. Fortunosamente approdati sulle nostre coste, nel V come nel XXI secolo. Oggi ancora vicini, nella vita  e nella morte, nel nome di San Gennaro, vescovo di Benevento e martire sotto Diocleziano e Massimiano, le cui reliquie furono traslate in città agli inizi del V secolo. Chi, sulla collina di Capodimonte, scende negli ipogei della catacomba inferiore, può ancora ammirare la cripta dei vescovi, ideata da Giovanni I, ma ridefinita da Giovanni il Mediocre. In stretto contatto con la sepoltura di Gennaro, accolto nelle catacombe partenopee in seconda sepoltura (un affresco lo raffigura tra i monti Somma e Vesuvio), si ammirano le immagini di altri personaggi di riguardo, con-sepolti con lui. Tra questi, il grave e ieratico vescovo africano Quodvultdeus, ospite di una città aperta, che non guarda il colore della pelle o la provenienza, ma lo stato di disagio, la persecuzione. 
Ieri come oggi. La festa del 19 settembre (una delle tre che la Chiesa di Napoli riserva al “suo” martire Gennaro) fu stabilita a partire dal 27 gennaio 1586 nel Kalendarium Romanum. I Vescovi campani, intorno al cardinale Sepe nell’imminenza della festa (nel corso della quale è atteso il prodigio del ravvivarsi del sangue), ribadiscono il dovere morale dell’accoglienza dei migranti. Come la città del V secolo, Napoli continua a svolgere un’azione generosa per soccorrere tanti fratelli in fuga, alla ricerca di dignità e di futuro. In misura sempre più numerosa e continua, i migranti bussano alle porte. Il sangue effervescente del martire Gennaro “grida vendetta” al cospetto di Dio anche per il tanto, troppo, sangue umano sepolto nel nostro mare, a motivo dell’indolenza, dell’indifferenza, a volte dal razzismo. Il previsto arrivo di altri tremila non è un segmento delle nuove invasioni barbariche, bensì l’appello a riscoprirsi membra dell’unica famiglia umana. Gennaro, vescovo e martire, illumina (ma anche rende famosa, visita ancora, percorre) la Chiesa che vive a Napoli, canta un’antica testimonianza.  Le famiglie e le parrocchie di Napoli e Campania potrebbero costituire un volano avanzato nel processo d’inclusione sociale e d’integrazione degli “altri”.

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attualità

Francesco di Paola, eremita calabrese e riformatore cattolico

by Administrator 4. agosto 2015 00:10

Locandina Libro S.FRANCESCO di Paola

Un bel saggio di E. Salatino sul “Buono Uomo”

La celebrazione del V centenario della morte di San Francesco di Paola (2 aprile 2007) - il Buono Uomo come l’apostrofò papa Leone X - ha certamente ridestato una grande attenzione degli studiosi verso l’illustre figlio di Calabria, noto non soltanto in Italia ma in tutta l’area europea d’influenza degli Angioini e degli Aragonesi in età moderna. La domenica delle Palme del 1507, che quell’anno ricorreva il 28 marzo, segnò l’inizio dell’ultima settimana della bella vita terrena di Francesco, di cui papa Leone X, che l’aveva conosciuto personalmente, il 7 luglio 1513 approvò il culto prim’ancora che ne venisse riconosciuta la santità (la canonizzazione si svolgerà, sempre sotto il pontificato di Leone X, il I maggio 1519). Le tappe di diffusione della santità di san Francesco post mortem ci sono puntualmente ricordate da Salatino: Clemente XII, il 6 settembre 1738, lo procla¬merà patrono principale del Regno delle Due Sicilie su richiesta del re Carlo VII di Borbone; Pio XII, il 27 marzo 1943, lo riconoscerà patrono delle associazioni preposte alla cura della gente di mare, delle società di navigazione e di tutti i marittimi d’Italia. Infine, San Giovanni XXIII, il 2 giugno 1962, sulla soglia del Vaticano II, lo proclamerà patrono principale della regione Calabria con il breve Lumen Calabriae. Il 24 aprile 1990 San Francesco di Paola sarà infine nominato ambasciatore Unicef per la difesa dei diritti dell’infanzia. In quest’alveo ininterrotto di devozione popolare e di nuova attenzione scientifica, viene, perciò, da p. Salatino progettato questo primo di due annunciati volumi (ce ne informa il Presentatore, p. Giovanni Cozzolino), che si sofferma, per ora, sui due specifici aspetti dell’eremita calabrese e del riformatore cattolico, come ben sintetizza il tiolo del libro. La finalizzazione della ricerca è quella di un “lavoro teologico” (p. 25), esattamente dedicata alla ricostruzione del “vissuto” spirituale ed ascetico del santo paolano (sulla base dei più recenti indirizzi di teologia spirituale, che ricavano, appunto, la dottrina teologica non solamente dagli scritti, ma delle concrete modalità di un popolo o di un asceta di vivere specificamente la santità cristiana) [2].

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appuntamenti

Aisthema, la prima free press europea di ricerca filosofica in ambito cattolico

by Administrator 2. agosto 2015 12:27

COPERTINA VOL.2 AISTHEMA giornale internazionale

E' stato pubblicato e reso disponibile alla lettura libera, il Vol 2 (2015) di Aisthema, la prima rivista internazionale che promuove la ricerca filosofica anche per mezzo della diffusione di testi che pur consacrati a problemi classici o contemporanei sanno comunque guardare oltre i rigidi steccati accademici, alla commistione ed all’ incrocio di saperi, metodologie e linguaggi diversificati, in primis a quello teologico. Aisthema si indirizza a ricercatori, docenti, persone e soggetti interessati a problematiche di natura filosofica e teologica. Pubblica articoli inediti che rispondono a criteri di scientificità, originalità e profondità ed è diffusa, sotto forma di numeri raccolti in volumi, gratuitamente e senza restrizioni in accordo con i principi della Dichiarazione di Berlino: accesso aperto alla conoscenza, massima disseminazione e visibilità sul web per la ricerca scientifica, diffusione pubblica dei risultati delle ricerche. Di essa sono anche previsti numeri monografici; grazie alla collaborazione con l’International Network of the UNESCO Chair in Bioethics un fascicolo annuale sarà dedicato a tematiche afferenti alla Bioetica. Una rivista scientifica dunque che, pur nascendo nel contesto della Universitas, al di là di ogni autoreferenzialismo vuole confrontarsi in franchezza, indipendenza e libertà con nuove forme e con altri “luoghi” di elaborazione teorica, non necessariamente “canonici” ed istituzionali.

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attualità

Francesco non vuole restare spettatore di efferati crimini religiosi

by Administrator 25. luglio 2015 13:59
A suo modo Papa Francesco ha cercato di dare una lettura dei tanti focolai di violenza e guerra che affliggono l'umanità parlando di guerra mondiale a pezzi. Una guerra non dichiarata, ma non meno terribile quella in atto su vari scenari del mondo la cui cifra si riesce a ricomporre solo dopo che fatti terribili, massacri sanguinosi, follie e distruzioni hanno già soffocato le grida dei nostri fratelli perseguitati, bruciati vivi, costretti alla fuga per ragioni confessionali o per semplice appartenenza etnica. Nel corso della storia, l'umanità intera è restata vittima di questo tipo di tragedie ricorrenti, ma Francesco non è disponibile a restare spettatore e non esita ad esporsi a critiche stizzite...

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videocommenti

Carenza di impianti smaltimento rifiuti, si recuperi dagli amministratori inadempienti la multa inflitta dalla Corte di Giustizia Europea

by Administrator 20. luglio 2015 23:46
Logo Corte di Giustizia EuropeaNapoli, cumuli di rifiuti per strada

Corte di giustizia dell’Unione europea, Lussemburgo, 16 luglio 2015

Sentenza nella causa C-653/13: a causa dell’inesatta applicazione della direttiva «rifiuti» in Campania, l’Italia è condannata a pagare una somma forfettaria di EUR 20 milioni ed una penalità di EUR 120 000 per ciascun giorno di ritardo 

Una multa annunciata. Si sarebbe dovuto conoscerne soltanto l’entità, dati gli ormai provati ritardi cronici da parte dello Stato, della Regione Campania, delle Amministrazioni provinciali della regione. Una multa paventata, come avevano all’ultimo momento provato a ricordare i movimenti animati nella Campania felix da don Maurizio Patriciello. Una multa comminata – si badi bene – non alla Regione - bensì allo Stato italiano (che, stando a quanto annuncia il Ministro per l’ambiente vorrebbe, indebitamente, “scaricarla” sulle Regioni inadempienti: si allude, infatti, all’introduzione di un'altra norma a gennaio di quest'anno, per cui le sanzioni che riguardano le regioni sarebbero pagate dalle regioni stesse). 

La multa segue una prima sentenza, inadempiuta, del 2007 (Commissione/Italia: C-135/05, EU:C:2007:250), nella quale la Corte europea di giustizia aveva dichiarato che il nostro Stato era venuto meno, in modo generale e persistente, agli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti stabiliti dalle direttive relative ai rifiuti, ai rifiuti pericolosi e alle discariche di rifiuti. Insomma, prim’ancora che i vari livelli di governo regionale, provinciale e comunale, da chiamare ciascuno in causa per la sua competenza, è l’Italia nel suo complesso che risulta non aver ancora adottato tutte le misure necessarie. Certamente esse riguardano anche, ma non solo (si pensi alla provenienza dei rifiuti pericolosi), la Regione Campania.

Per quanto riguarda specificamente la nostra Campania, la multa è a ritenere uno degli esiti continentali, che fanno seguito allo stato di emergenza dichiarato in Campania l’11 febbraio 1994, poi revocato il 31 dicembre 2009, ma senza che evidentemente seguissero tutti gli adempimenti previsti (soprattutto per quanto concerne le discariche). In  ogni suo ragionamento, in risposta a cause introdotte da ricorrenti italiani, la Corte europea di giustizia non fa che ribadire che è sullo Stato ad incombere un obbligo positivo di adottare misure ragionevoli e appropriate a tutela dei diritti delle parti interessate al rispetto della vita privata e familiare e, più in generale, al godimento di un ambiente sano e protetto. Aveva già ritenuto l'incapacità prolungata delle autorità italiane nel garantire il buon funzionamento del servizio di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e, quindi, la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare.

La multa riguarda particolarmente le discariche, che comportano un degrado dell’ambiente, intrinseco alla presenza di rifiuti in una discarica, a prescindere dalla natura dei rifiuti stessi. Secondo l’Europa, ben 198 discariche (non soltanto campane!) non sono ancora conformi all’articolo 4 della direttiva 75/442 e che, di esse, due non sono conformi neppure agli articoli 8 e 9 di tale direttiva e quattordici non sono conformi neppure all’articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689.

Sul piano operativo, poiché le discariche sono soltanto uno dei fattori di quella che, nel 2008, il Presidente della repubblica definì “una tragedia”, occorre verificare se i provvedimenti emessi dal Consiglio Regionale sono stato il frutto di un procedimento decisionale che abbia tenuto in debita considerazione gli interessi degli individui, così da essere conformi alle prescrizioni europee convenzionali. Occorre, inoltre, sulla base delle competenze provinciali e comunali relative a raccolta, smaltimento, riuso e riqualificazione dei rifiuti, verificare la situazione attuale dei rifiuti in Campania, azionando recuperi non sugli organismi di governo genericamente intesi (che sono i contribuenti), ma sui singoli amministratori che si fossero dimostrati inadempienti.

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