parlare di morte per ragionare di vita

by Administrator 3. febbraio 2018 15:33

PONTIFICIA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL’ITALIA MERIDIONALE, SEZIONE S. TOMMASO D’AQUINO, NAPOLI CONVEGNO DEI DOCENTI Lunedì 12 febbraio 2018: parlare di morte per ragionare di vita

 relatori, tra gli altri:

- Prof. Sen. Lucio Romano, un confronto a partire dalla Legge sul “fine vita”;

- Carmine Matarazzo, l’annuncio del Vangelo tra negazione della vita ed esaltazione della morte;

- Gennaro Matino, mors et vita conflixere;

- Roberto Gallinaro, saper morire per saper vivere;

- Dott. Mario Adinolfi, giornalista, fondatore del Popolo della Famiglia: un confronto su famiglia e vita;

- Alfonso Langella, la famiglia di Nazaret e le famiglie del XXI secolo

programma completo

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Crocifissi col Crocifisso, l’esperienza mistica in una società di grande attivismo

by Administrator 23. aprile 2017 19:32

Un Convegno internazionale nella Facoltà teologica di Capodimonte (mattinata del 19 maggio 2017). La Sezione san Tommaso d’Aquino della PFTIM, in collaborazione con la Fondazione “Teresa Musco” promuove a Capodimonte (Viale Colli aminei, 2- Napoli), nell’Aula magna della sezione san Tommaso d’Aquino, il Convegno di studio “Crocifissi col Crocifisso (cf Gal 2,19-20). L’esperienza mistica in una società di grande attivismo”. L’appuntamento è per Venerdì 19 maggio 2017( h. 9.30-13.00); è prevista la partecipazione del card. Arcivescovo di Napoli, che ha già inviato una sua Lettera, e del vescovo di Caserta, mons. Giovanni D’Alise. La partecipazione al Convegno è libera. Scrive Angelo Silesio, nel Pellegrino cherubico: “Tu dici che vedrai Dio e la sua luce; stolto, mai lo vedrai se non lo vedi già ora”. Nella stagione della complessità e della globalizzazione, delle reti digitali e informatiche, nelle quali è più facile disperdersi che ritrovare se stessi e l’Assoluto, sarà mai possibile vedere Dio, come scrive il mistico Silesio? È possibile, a condizione che si rammenti, però, che i mistici sono appunto coloro che attestano che Dio è visibile già da ora, nella fede o nella visione. In questo senso, andare alla scuola dei mistici consente d’immettersi lungo sentieri che condurranno a Dio. Mistici ve ne furono in tutti i tempi e luoghi, e sempre e ovunque ve ne saranno, perché il pensare o il creare misticamente è un bisogno insopprimibile della vita, come il pensare filosofico o il creare poetico, come ha scritto A. Levasti. Nel Novecento e agli esordi del secolo XXI, non solo non mancano i mistici, ma ormai si è sviluppata una vera e propria teologia mistica, la quale studia, appunto, la vita mistica: essa, restando un dono dello Spirito Santo, viene considerata o il fine/la fine di un cammino ascetico, guidato dallo Spirito, oppure un dono di Dio dato fin dalla creazione, di cui l’essere umano prende consapevolezza o meno nel corso della sua esistenza. Particolare curiosità suscita, nel contesto contemporaneo, l’esistenza di persone, come san Francesco d’Assisi nel Medioevo, o san Pio da Pietralcina nel contesto contemporaneo, che presentano nel loro corpo delle stimmate, ovvero delle alterazioni cutanee, localizzate prevalentemente alle mani, ai piedi, all’emitorace, alla testa, al dorso, alle spalle, quasi a riprodurre il quadro lesionale del Cristo, prima torturato e poi crocifisso. Di tali lesioni, dette stimmate, fa cenno anche l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati, nella quale forse si accennerebbe a un evento carismatico realizzatosi anche nel corpo dell’apostolo delle genti. Qual è il significato carismatico delle stimmate? E quanti sono gli stimmatizzati beatificati e canonizzati, oltre san Francesco e san Pio da Pietralcina? Ecco le domande che ricorreranno nell’incontro di Capodimonte. Certamente, uno stimmatizzato o una stimmatizzata è un esempio vivente per “vedere” la passione e la crocifissione di Gesù Cristo impressa nella carne: una simbologia analogica, ovvero un segno mistico delle pene e della crocifissione del Signore. Gli interventi di p. Luigi Borriello e di p. François-Marie Léthel Nella Prima parte della mattinata del 19 maggio 2017 (9.30-11), sono previsti gli interventi del Prof. Luigi Borriello (che ha da poco pubblicato, con altri, il Nuovo Dizionario di Mistica, Libreria Editrice Vaticana), il quale affronterà il tema “La mistica della croce nel Novecento italiano”, mentre il noto teologo Prof. François-Marie Léthel affonderà lo sguardo su “La mistica del Sangue di Cristo in Teresa Musco, alla luce di Caterina da Siena e Teresa di Lisieux”. Difatti Teresa Musco – di cui è stato da poco ri-pubblicato, dalle Edizioni Ancora, il volume scritto dal grande compianto mariologo Gabriele M. Roschini, Teresa Musco, mistica del XX secolo – è una donna meridionale che ha vissuto nella sua carne il tormento della santità. Nata a Caiazzo il 7 giugno 1943, in un clima di fortissima povertà che rasentava la msieria, fin dalla mattina del 28 novembre 1952 – come si legge nei suoi Diari, che sono studiati dal prof. Gianpiero Tavolaro (il quale interverrà al Convegno di Capodimonte), comincia a sentirsi molo male: “Mi sento – scriveva – come crocifissa”. Tra ricoveri ospedalieri e degenza a letto in casa, ella matura la propria offerta verginale e sacrificale, che si chiarirà negli anni tra il 1963 ed il 1965: “Che io sia disposta a ricevere, come l’Ostia del Sacrificio, croci sopra croci. O Gesù, io voglio andare a tutti sotto forma di Ostia, cioè, del sacrificio ispirato dal tuo Amore.Amen!”. Teresa Musco morirà il 19 agosto 1976, a 33 anni, nel suo letto di dolore dal quale venerava e pregava il Crocifisso insanguinato che campeggia nella Locandina del Convegno di Capodimonte. Dove lo Spirito Santo aleggia. Il “prisma” dei fenomeni mistici contemporanei La teologia della vita cristiana, cioè quella teologia che indaga sull’esperienza morale vissuta nella fede nel Signore-Gesù, è stata considerata dalla teologia del secondo millennio come una conseguenza e applicazione pratica della dogmatica. In realtà, essa ne è il fondamento. La fede, nella sua genesi nella interiorità di una persona, si costituisce da una pratica della fede, in qualche modo preliminare alla stessa teoria della fede. Senza negare la rilevanza della fides quae, ovvero dal reticolo dottrinale di quanto viene creduto dai credenti, occorre indagare più a fondo sull’aspetto soggettivo della fede, evidenziando la necessità di una continua opera purificatrice dell’immaginazione della persona ai fini di una crescente personalizzazione del dato di fede che, oltre ad interessare la mente e il cuore del credente, intende elevare la sua stessa dimensione corporea. Occorre, dunque, avventurarsi anche nei sotterranei della soggettività e della fisicità umana, in dialogo critico con gli apporti delle psicologie del profondo, della psicoanalisi, delle stesse teorie psicopedagogiche, anche per superare il gap che, nel corso del secondo millennio, si è venuto a creare in teologia “tra vissuto credente e riflessione teologica”. Di qui gli interventi della seconda parte della mattinata del 19 maggio (h. 11.30-13.00), coordinata, come la prima parte, dal prof. Pasquale Giustiniani, nel corso della quale sarà proposto, appunto, un approccio biblico-teologico e simbolico-culturale ai fenomeni mistici della nostra età complessa. Il Prof. Gaetano Di Palma, biblista e decano della sezione san Tommaso della Facoltà teologica, affronterà il tema: “La mistica dei “crocifissi col crocifisso”. Esame dei fondamenti biblici (racconti passione; Gal 2,17-21)”. A sua volta il filosofo Prof. Antonio Ascione tratterà dei “Fenomeni mistici tra simbolismo, devozione popolare e rischi di derive”. Inolltre, il Prof. Giuseppe Falanga, teologo sistematico ed esperti di liturgia, parlerà dei “Mistici stimmatizzati del calendario liturgico cattolico. La ‘lezione mistica’ dalla divina Liturgia. Una preghiera della piccola Teresa Musco, risalente al 31.5.1951 recita: “Gesù, l’anima mia te l’offro per pisside, il cuore per custodia, i miei sospiri per incenso, i miei pensieri per adoratori, gli affetti miei per lampade accese, l’anima che vola sempre attorno al tuo sacro Cuore” . Come scriveva il card. Ivan Dias, Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, può essere considerata la traduzione orante della peculiare visione della piccola donna caiatina di “istituire un’opera di carità missionaria di sostegno alla vita dei presbiteri”.

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