Disponibilità o indisponibilità della vita, riflessioni bioetiche alla luce della legge 219/17

by Administrator 14. aprile 2018 16:48

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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convegni

Aborti, più dei medici mancano gli psicologi negli ambulatori

by Administrator 24. aprile 2016 00:51

Dal principio che la donna è pienamente libera e non subordinata alle voglie del maschio, nel 1978 il legislatore fu ispirato a regolamentare l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), con la Legge n.194 nel cui articolato consapevolmente evitò di citare la parola aborto. Già al tempo infatti, l'opinione pubblica fu lacerata da accese discussioni che periodicamente si rinfocolano. L'ultima ci è data dalla pronuncia del Comitato Europeo dei Diritti Sociali presso il Consiglio d'Europa, sul reclamo collettivo proposto dalla CGIL nel 2013 secondo la quale, in Italia l'elevato numero di medici obiettori di coscienza violerebbe sia i diritti delle donne ad abortire, sia i diritti dei medici non obiettori. Quindi, ci troveremmo di fronte a due diritti violati: quello delle donne che non riescono a trovare medici disponibili e quello dei medici non obiettori costretti ad un superlavoro dalla disorganizzazione del servizio che la circostanza determina. Dobbiamo ricordare che quando una norma potrebbe ledere la libertà di coscienza, il legislatore si premura sempre di immettere una clausola di tutela come nel caso di specie dei medici che ritengono che l'aborto sia una vera e propria "distruzione di vita" già cominciata e non solamente per motivi religiosi, ma anche per motivi etici. Della questione a noi interessa qui cogliere i valori che si mettono in gioco: il rispetto della vita umana e della vita della donna portatrice nel caso di un'altra vita. L'aborto è comunque un intervento lesivo del "soggetto embrione" non più considerato un semplice ammasso di cellule od una sorta di appendice dell'utero come nel 1978. La Legge 194 non risolse la disputa tra i diritti della madre compiutamente persona e del feto, non ancora soggetto tanto è vero che a distanza di anni nel 2004, il problema si è riproposto nel momento in cui il legislatore si è trovato a disciplinare le tecniche di riproduzione medicalmente assistite. Si osserva come nel corso del tempo, il legislatore abbia modificato il suo approccio al tema considerando i diritti soggettivi del concepito meritevoli di altrettanta tutela ed introducendo il divieto alla distruzione degli embrioni e la cautela della crioconservazione per gli embrioni non utilizzati. Chiunque abbia modo di visitare i reparti riservati alla IVG, potrà verificare che i medici disponibili sono in numero esiguo, ma a mancare sono gli Psicologi a cui la Legge affida il compito di aiutare la donna a ponderare i motivi che la spingono ad abortire. In questo modo svolgendo un ruolo fondamentale di garanzia dei diritti "soggettivi dell'embrione". Quindi, la lamentela delle donne che la CGIL ha voluto rappresentare col ricorso al Consiglio d'Europa si cura solamente di alcuni aspetti, mentre avrebbe dovuto riguardare l'applicazione puntuale e rigorosa di tutti gli articoli della Legge 194/78.

Documenti:

- pronuncia del Comitato Europeo dei Diritti Sociali presso il Consiglio d'Europa

- comunicato stampa di soddisfazione della CGIL

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