La clonazione e i limiti (o meno) alla ricerca

by Administrator 19. febbraio 2018 09:40

Quella con Luisella Battaglia non è stata una sfida armata tra libertà e Fede, quanto piuttosto un processo imparziale condotto con intelligente perspicacia per addivenire sui complessi temi della bioetica che investono il diritto, la società, la politica e la vita di ciascuno, ad una metodologia di ricerca comune capace di contemperare le diverse scuole di pensiero. Superare quindi la dicotomia tra una bioetica cattolica che pone il Sacro a fondamenta della vita inviolabile ed una bioetica laica, che della vita privilegia la qualità inevitabilmente suscettibile alle oscillazioni di "mercato" nel campo della felicità, alla stregua di un bene qualunque nella disponibilità di ciascuno, ha trovato sorprendentemente d'accordo la Battaglia ed il Giustiniani. Dubbi e perplessità ad esempio, colgono entrambi in ordine agli sviluppi senza governo delle biotecnologie applicate alla riproduzione umana. Il timore avvertito è che le manipolazioni genetiche condotte dalla comunità scientifica senza governo possano sfuggire di mano e dar luogo ad esiti indesiderati ed inimmaginabili. La stessa Battaglia sottolinea come oggi la tecnologia non sia più subalterna alla scienza, ma abbia raggiunto un livello avanzato tale da rendere possibile ogni progettualità. E' bene quindi interrogarsi sul senso e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere per comprendere se ciò che in potenza è possibile realizzare, possa poi assumere un significato concretamente vantaggioso per l'uomo. Si pensi ai casi delle clonazioni quando sono trasferite dal mondo vegetale a quello animale e quindi umano a fini anche solamente terapeutici. Altro punto di convergenza importante tra la bioetica laica e quella cattolica si è potuto cogliere con l'approvazione delle norme sul testamento biologico. Entrambi gli orientamenti rifiutano l'accanimento terapeutico al quale, ricorda Giustinani, da sempre l'etica cattolica è stata contraria ritenendo le cure sproporzionate una modalità inadeguata di assistenza diversamente dalla idratazione e dalla nutrizione che vanno considerate a tutti gli effetti terapie e non artifici per mantenere in vita soggetti irreversibilmente compromessi. Circa il riconoscimento dei nuovi diritti alle coppie omosessuali, Giustiniani ha ribadito le posizioni dell'area cattolica: le nuove formazioni sociali non sono omologabili al matrimonio eterosessuale che è naturalmente aperto alla procreazione. Ha tenuto però a sottolineare come anche i cattolici guardano con attenzione e vicinanza le nuove forme di convivenza e posseggano tutti gli strumenti per compredere e per gestire le situazioni più disparate. Lieta delle nuove aperture della Chiesa in materia si è detta la Battaglia, che però confessa di non nutrire un particolare interesse verso l'argomento anche se, pur da laica, non può non rilevare quella ch'è quasi una contraddizione: il desiderio di molte coppie aperte alle nuove sensibilità, di rinunciare alle adozioni in favore della scelta di formare comunque delle famiglie naturali sul modello altrimenti considerato anacronistico della famiglia patriarcale e/o matriarcale, facendo ricorso alla fecondazione eterologa quando non al gestazioni per altri. Dalle tecniche di fecondazione all'embrione il passo è stato breve. Quale che sia la natura dell'embrione e se sia lecita la sperimentazione su di esso è stato l'interrogativo al quale ciascuno dei due protagosti del dibattico ha cercato di rispondere con modalità articolate ed accenti diversi. Che l'embrione sia un uomo, o che l'embrione sia semplicemente una appendice dell'utero a parere del Giustiniani sono affermazioni entrambe radicali da evitare. Per trovare delle risposte convincenti sarebbe bene restare nel campo delle biotecnologie e cioè a dire, dato per certo che l'embrione è il portato di un essere umano, ad esso non si può non riconoscere la stessa qualificazione morale di colei che lo porta, almeno finché non saremo in grado di dotarci di un utero tecnologico che aprirebbe la vita a tutt'altri scenari e problematiche. Poi si può anche decidere che l'embrione sia un incomodo e che possa essere abortito per Legge. Una questione ancora aperta è invece quella del destino dei soprannumerari in crioconservazione. Che siano essi persona, o che siano semplicemente embrioni, la Battaglia avanza sommessamente l'ipotesi che siano dati in adozione e sia permesso loro di nascere mentre, per gli embrioni "morti" che non abbiano più possibilità di sviluppo, allora si può pensare anche ad una donazione delle loro cellule. Prima di concedere la parola al pubblico, l'ultimo tema del confronto si è svolto intorno alla attualità più stringente del suicidio assistito che ha dominato le cronache con il processo Cappato e l'incriminazione per istigazione al suicidio del giovane Fabiano Antoniani al secolo DJ Fabo, deceduto in una clinica Svizzera. Non senza travaglio, la Battaglia si è domandata per quale ragione uno Stato civile debba imporre di vivere ad una persona totalmente dipendente che fatica anche solamente a parlare. Per quale ragione non possa bastare la sua chiara volontà di congedarsi. Alcuno ha voluto questa vita, siamo tutti venuti al mondo per caso, la questione di fondo per il Giustiniani si può riassumere nella scelta se questa vita debba concludersi per caso, oppure per autodeterminazione. La stessa nuova Legge sulle dichiarazioni anticipate difetta in merito, sembra quasi che a decidere della vita sia chiamato lo stesso portatore di vita isolato dal suo mondo di relazioni. Non si può dubitare che la vita sia nelle disponibilità esclusive di ciascuno afferma convinta la Battaglia, che invece la ritiene indisponibile a chiunque altro. Sono nata casualmente ribatte, ma non altrettanto casualmente sto al mondo e quindi rivendico piena sovranità sul mio corpo. Anzi, conclude Battaglia, ritengo che una persona può prendere serenamente congedo da questa vita quando consapevolmente pensa di aver regolato i suoi affari nel mondo senza arrecar danno ad alcuno. 

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Laudato si', mi' Signore, di Bergoglio la prima enciclica ecologica nella storia

by Administrator 1. giugno 2015 23:21
Laudato si', mi' Signore, l'inizio del Cantico delle Creature dovrebbe essere il titolo della nuova Enciclica di Papa Francesco attesa a giorni, secondo quanto trapelato da ambienti vicini alla Curia romana. Un titolo "francescano" dunque, per quella che si annuncia come la prima Enciclica dedicata all'ambiente, all'ecologia, al Creato per dirla in termini religiosi, nella storia della Chiesa. Sarà questa la seconda Enciclica di papa Bergoglio, ma anche la prima scritta interamente di Suo pugno perché la precedente "Lumen Fidei", come ricorderete, fu scritta a quattro mani con Benedetto XVI. Sarà un Francesco di nome e di fatto quello di questa Enciclica per il cui impianto di fondo si è ispirato infatti allo stile Francescano della spoliazione della Chiesa e della preferenza per i poveri, ma anche della fratellanza non esclusiva tra gli umani quanto per i viventi non umani in genere fino ad arrivare alle creature inanimate: la morte, le pietre, la terra. Nella linea della relazione, tutto diventa fraterno. I temi che troveremo nella prossima Enciclica, furono già accennati da Papa Francesco con l'Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, dove ricordava come nei racconti mitici della Creazione è Dio stesso che colloca l'Uomo in un "giardino" da coltivare, custodire con un approccio non predatorio dunque, ma di cura e fruizione dell'ambiente messo a disposizione per la gioia di tutti. L'altro tema della Enciclica di Francesco sarà il Cosmo, la biosfera, il Creato messo in una relazione sistematica tra l'uomo ed un Dio ponente...

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