come misurare il FIL, l'indice di felicità interna lorda, al Festival di bioetica 2018

by Administrator 8. luglio 2018 12:27

 Il 2018 è stato proclamato l’anno internazionale della felicità. Il PIL misura tutto tranne le cose per cui vale la pena di vivere. E’ così che economisti come Jean Paul Fitoussi, Amartya Sen e Joseph Stiglitz hanno cominciato a impiegare l’espressione “indice di Felicità Interna Lorda” (FIL) per misurare il benessere dei popoli. In questo quadro il FESTIVAL DI BIOETICA intende:

- contribuire al diffondersi di un’idea di felicità non come un obbligo—che fa sentire colpevole chi non la raggiunge—ma come una possibilità di vita, ispirata a un’idea del ‘ben vivere’ che abbia al suo centro la fioritura delle capacità personali e valorizzi il prendersi cura di sé, degli altri, del mondo;

- promuovere una concezione della bioetica ispirata ai valori fondamentali della società liberale, rispettosa delle differenze, in grado di garantire a ognuno la possibilità di gestione del proprio corpo, della propria vita, dei propri impegni professionali in conformità alla propria visione del bene;

- sostenere la riflessione critica e la capacità di valutazione delle biotecnologie in relazione al loro impatto sulle nostre vite e sulla vita del pianeta, valorizzando, in particolare, le imprese pubbliche e private che fanno della sostenibilità la loro cifra e favoriscono un’innovazione che abbia ricaduta positiva sui dipendenti, le comunità in cui operano e l’ambiente;

- sviluppare un’idea di mercato fondata su un’etica relazionale i cui soggetti sono i cittadini responsabili che, con le loro scelte, possono generare e sviluppare benessere e felicità contribuendo a ridurre le disuguaglianze ingiuste anche a livello globale

Crocifissi col Crocifisso, l’esperienza mistica in una società di grande attivismo

by Administrator 23. aprile 2017 19:32

Un Convegno internazionale nella Facoltà teologica di Capodimonte (mattinata del 19 maggio 2017). La Sezione san Tommaso d’Aquino della PFTIM, in collaborazione con la Fondazione “Teresa Musco” promuove a Capodimonte (Viale Colli aminei, 2- Napoli), nell’Aula magna della sezione san Tommaso d’Aquino, il Convegno di studio “Crocifissi col Crocifisso (cf Gal 2,19-20). L’esperienza mistica in una società di grande attivismo”. L’appuntamento è per Venerdì 19 maggio 2017( h. 9.30-13.00); è prevista la partecipazione del card. Arcivescovo di Napoli, che ha già inviato una sua Lettera, e del vescovo di Caserta, mons. Giovanni D’Alise. La partecipazione al Convegno è libera. Scrive Angelo Silesio, nel Pellegrino cherubico: “Tu dici che vedrai Dio e la sua luce; stolto, mai lo vedrai se non lo vedi già ora”. Nella stagione della complessità e della globalizzazione, delle reti digitali e informatiche, nelle quali è più facile disperdersi che ritrovare se stessi e l’Assoluto, sarà mai possibile vedere Dio, come scrive il mistico Silesio? È possibile, a condizione che si rammenti, però, che i mistici sono appunto coloro che attestano che Dio è visibile già da ora, nella fede o nella visione. In questo senso, andare alla scuola dei mistici consente d’immettersi lungo sentieri che condurranno a Dio. Mistici ve ne furono in tutti i tempi e luoghi, e sempre e ovunque ve ne saranno, perché il pensare o il creare misticamente è un bisogno insopprimibile della vita, come il pensare filosofico o il creare poetico, come ha scritto A. Levasti. Nel Novecento e agli esordi del secolo XXI, non solo non mancano i mistici, ma ormai si è sviluppata una vera e propria teologia mistica, la quale studia, appunto, la vita mistica: essa, restando un dono dello Spirito Santo, viene considerata o il fine/la fine di un cammino ascetico, guidato dallo Spirito, oppure un dono di Dio dato fin dalla creazione, di cui l’essere umano prende consapevolezza o meno nel corso della sua esistenza. Particolare curiosità suscita, nel contesto contemporaneo, l’esistenza di persone, come san Francesco d’Assisi nel Medioevo, o san Pio da Pietralcina nel contesto contemporaneo, che presentano nel loro corpo delle stimmate, ovvero delle alterazioni cutanee, localizzate prevalentemente alle mani, ai piedi, all’emitorace, alla testa, al dorso, alle spalle, quasi a riprodurre il quadro lesionale del Cristo, prima torturato e poi crocifisso. Di tali lesioni, dette stimmate, fa cenno anche l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati, nella quale forse si accennerebbe a un evento carismatico realizzatosi anche nel corpo dell’apostolo delle genti. Qual è il significato carismatico delle stimmate? E quanti sono gli stimmatizzati beatificati e canonizzati, oltre san Francesco e san Pio da Pietralcina? Ecco le domande che ricorreranno nell’incontro di Capodimonte. Certamente, uno stimmatizzato o una stimmatizzata è un esempio vivente per “vedere” la passione e la crocifissione di Gesù Cristo impressa nella carne: una simbologia analogica, ovvero un segno mistico delle pene e della crocifissione del Signore. Gli interventi di p. Luigi Borriello e di p. François-Marie Léthel Nella Prima parte della mattinata del 19 maggio 2017 (9.30-11), sono previsti gli interventi del Prof. Luigi Borriello (che ha da poco pubblicato, con altri, il Nuovo Dizionario di Mistica, Libreria Editrice Vaticana), il quale affronterà il tema “La mistica della croce nel Novecento italiano”, mentre il noto teologo Prof. François-Marie Léthel affonderà lo sguardo su “La mistica del Sangue di Cristo in Teresa Musco, alla luce di Caterina da Siena e Teresa di Lisieux”. Difatti Teresa Musco – di cui è stato da poco ri-pubblicato, dalle Edizioni Ancora, il volume scritto dal grande compianto mariologo Gabriele M. Roschini, Teresa Musco, mistica del XX secolo – è una donna meridionale che ha vissuto nella sua carne il tormento della santità. Nata a Caiazzo il 7 giugno 1943, in un clima di fortissima povertà che rasentava la msieria, fin dalla mattina del 28 novembre 1952 – come si legge nei suoi Diari, che sono studiati dal prof. Gianpiero Tavolaro (il quale interverrà al Convegno di Capodimonte), comincia a sentirsi molo male: “Mi sento – scriveva – come crocifissa”. Tra ricoveri ospedalieri e degenza a letto in casa, ella matura la propria offerta verginale e sacrificale, che si chiarirà negli anni tra il 1963 ed il 1965: “Che io sia disposta a ricevere, come l’Ostia del Sacrificio, croci sopra croci. O Gesù, io voglio andare a tutti sotto forma di Ostia, cioè, del sacrificio ispirato dal tuo Amore.Amen!”. Teresa Musco morirà il 19 agosto 1976, a 33 anni, nel suo letto di dolore dal quale venerava e pregava il Crocifisso insanguinato che campeggia nella Locandina del Convegno di Capodimonte. Dove lo Spirito Santo aleggia. Il “prisma” dei fenomeni mistici contemporanei La teologia della vita cristiana, cioè quella teologia che indaga sull’esperienza morale vissuta nella fede nel Signore-Gesù, è stata considerata dalla teologia del secondo millennio come una conseguenza e applicazione pratica della dogmatica. In realtà, essa ne è il fondamento. La fede, nella sua genesi nella interiorità di una persona, si costituisce da una pratica della fede, in qualche modo preliminare alla stessa teoria della fede. Senza negare la rilevanza della fides quae, ovvero dal reticolo dottrinale di quanto viene creduto dai credenti, occorre indagare più a fondo sull’aspetto soggettivo della fede, evidenziando la necessità di una continua opera purificatrice dell’immaginazione della persona ai fini di una crescente personalizzazione del dato di fede che, oltre ad interessare la mente e il cuore del credente, intende elevare la sua stessa dimensione corporea. Occorre, dunque, avventurarsi anche nei sotterranei della soggettività e della fisicità umana, in dialogo critico con gli apporti delle psicologie del profondo, della psicoanalisi, delle stesse teorie psicopedagogiche, anche per superare il gap che, nel corso del secondo millennio, si è venuto a creare in teologia “tra vissuto credente e riflessione teologica”. Di qui gli interventi della seconda parte della mattinata del 19 maggio (h. 11.30-13.00), coordinata, come la prima parte, dal prof. Pasquale Giustiniani, nel corso della quale sarà proposto, appunto, un approccio biblico-teologico e simbolico-culturale ai fenomeni mistici della nostra età complessa. Il Prof. Gaetano Di Palma, biblista e decano della sezione san Tommaso della Facoltà teologica, affronterà il tema: “La mistica dei “crocifissi col crocifisso”. Esame dei fondamenti biblici (racconti passione; Gal 2,17-21)”. A sua volta il filosofo Prof. Antonio Ascione tratterà dei “Fenomeni mistici tra simbolismo, devozione popolare e rischi di derive”. Inolltre, il Prof. Giuseppe Falanga, teologo sistematico ed esperti di liturgia, parlerà dei “Mistici stimmatizzati del calendario liturgico cattolico. La ‘lezione mistica’ dalla divina Liturgia. Una preghiera della piccola Teresa Musco, risalente al 31.5.1951 recita: “Gesù, l’anima mia te l’offro per pisside, il cuore per custodia, i miei sospiri per incenso, i miei pensieri per adoratori, gli affetti miei per lampade accese, l’anima che vola sempre attorno al tuo sacro Cuore” . Come scriveva il card. Ivan Dias, Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, può essere considerata la traduzione orante della peculiare visione della piccola donna caiatina di “istituire un’opera di carità missionaria di sostegno alla vita dei presbiteri”.

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convegni

Biosfera, acqua, bellezza, questioni di bioetica ambientale

by Administrator 21. gennaio 2017 20:01

 IL TESTO E' DISPONIBILE QUI  

 

Quale è il senso della bellezza oggi? Quale è il valore della bellezza per la società contemporanea e che valore la società contemporanea, oggi, dà alla bellezza? Non è semplice parlarne dal punto di vista storico-sociale, e per di più in un orizzonte biopolitico; la nozione di bellezza è alquanto complessa sul piano storico speculativo, ma forse, proprio perché complessa, è la più adatta ad essere correlata con la complessità delle società globalizzate. Da un punto di vista delle scienze sociali, non abbiamo una nozione formalizzata di bellezza; essa ci rimanda più generalmente a quella di cultura o meglio ancora di culture. Superando l’antagonismo cultura-società è possibile infatti, secondo l’approccio di Peter Berger, definire la cultura come la totalità dei prodotti dell’uomo, sia materiali che immateriali, così che la società non è altro che parte di questi prodotti. C’è una certa armonia tra cultura e società, per cui ogni istituzione sociale svolge specifiche funzioni volte al benessere della collettività, che si costruisce su determinati valori che orientano i livelli sociali, politici ed economici di un qualsiasi sistema sociale il quale, a sua volta, può essere guardato come sub-sistema di un più ampio biosistema. La qualità della vita ci mette di fronte al dono delle bellezze naturali ed artistiche e di fronte alla necessità di ridimensionare  la dittatura economica che sovrintende l’accesso a beni e servizi, regolando addirittura le relazioni interpersonali ed il rapporto con il nostro stesso corpo. Alla bellezza del biosistema concorre certamente l'acqua. Nell'orizzonte della Bioetica ambientale, il tema dell’acqua va assumendo contorni sempre più problematici e, quindi, suscettibili di discussione e di approfondimento multidisciplinare, negli ambiti delle Scienze mediche, sociali, antropologiche, geologiche, giuridiche, dell’alimentazione e nutrizione, nonché in quelli dell’Etica filosofica e teologica. L’acqua è elemento centrale per il presente della biosfera e per il futuro sviluppo economico e sociale dei gruppi viventi; per l’acqua si combatte e si muore, mentre già due miliardi di persone soffrono ormai di assoluta scarsità d’acqua e ben 2,5 miliardi vivono ancora in case privi di servizi igienici di base e senza fognature. La giornata mondiale dell’acqua del 2014 ha, non a caso, scelto il rapporto tra acqua ed energia, in quanto serve acqua per produrre energia ed energia per captare e distribuire acqua. Non mancano risposte innovative come quella segnalata dalla banca mondiale che ha varato il programma “energia assetata” (utilizzazione di acqua riciclata nelle torri di raffreddamento in un impianto industriale). Intanto gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo un grande impianto di desalinizzazione di acqua marina, alimentato ad energia fotovoltaica. 

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Libri

Casti, poveri ed obbedienti nella società ultracontemporanea

by Administrator 1. luglio 2015 10:38
Casti, poveri ed obbedienti, a febbraio 2016 terminerà l'anno che la Chiesa ha dedicato alla Vita Consacrata. Sono trascorsi 50 anni esatti dal Decreto del Vaticano II che riformò la Vita Religiosa. Chi sono gli uomini e le donne che in tempi postmoderni decidono di Consacrare la propria Vita a Dio in una società in cui queste, più che Virtù, sembrano  delle inibizioni, delle castrazioni? Per comprenderli dobbiamo risalire al fenomeno del monachesimo che in oriente come in occidente è stato il primo esempio di soggetti che decidevano di uscire dalla quotidianità per andare a vivere fuori dai centri abitati in raccoglimento contemplativo. Scelte che il Cristianesimo ha portato con sé sin dai primi secoli e che oggi diremmo essere "ritornanti" anche se i numeri in Europa ed in Italia sono sempre più esigui. L'obiettivo dell'anno dedicato alla Vita Consacrata è quello di guardare comunque al futuro con speranza perché nulla è impossibile a Dio nella consapevolezza che Preti e Suore sono sempre più vecchi, sono sempre più inferiori di numero e patiscono sempre più l'emarginazione sociale. Però ancora servono, a patto che restino delle stelle splendenti...

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