come misurare il FIL, l'indice di felicità interna lorda, al Festival di bioetica 2018

by Administrator 8. luglio 2018 12:27

 Il 2018 è stato proclamato l’anno internazionale della felicità. Il PIL misura tutto tranne le cose per cui vale la pena di vivere. E’ così che economisti come Jean Paul Fitoussi, Amartya Sen e Joseph Stiglitz hanno cominciato a impiegare l’espressione “indice di Felicità Interna Lorda” (FIL) per misurare il benessere dei popoli. In questo quadro il FESTIVAL DI BIOETICA intende:

- contribuire al diffondersi di un’idea di felicità non come un obbligo—che fa sentire colpevole chi non la raggiunge—ma come una possibilità di vita, ispirata a un’idea del ‘ben vivere’ che abbia al suo centro la fioritura delle capacità personali e valorizzi il prendersi cura di sé, degli altri, del mondo;

- promuovere una concezione della bioetica ispirata ai valori fondamentali della società liberale, rispettosa delle differenze, in grado di garantire a ognuno la possibilità di gestione del proprio corpo, della propria vita, dei propri impegni professionali in conformità alla propria visione del bene;

- sostenere la riflessione critica e la capacità di valutazione delle biotecnologie in relazione al loro impatto sulle nostre vite e sulla vita del pianeta, valorizzando, in particolare, le imprese pubbliche e private che fanno della sostenibilità la loro cifra e favoriscono un’innovazione che abbia ricaduta positiva sui dipendenti, le comunità in cui operano e l’ambiente;

- sviluppare un’idea di mercato fondata su un’etica relazionale i cui soggetti sono i cittadini responsabili che, con le loro scelte, possono generare e sviluppare benessere e felicità contribuendo a ridurre le disuguaglianze ingiuste anche a livello globale

felicità e ben vivere, i lavori di preparazione al Festival di Bioetica 2018

by Administrator 8. luglio 2018 11:25

In preparazione al Festival di bioetica 2018 che si terrà a Santa Margherita Ligure, il 27-28 agosto 2018 sul tema "la felicità: uomo, ambiente, animali", tavole rotonde, dibattiti e assegnazione del Premio bioetica festival, promosso dall'Istituto Italiano di Bioetica, in collaborazione con il Comune di Santa Margherita ligure, si è svolto nella sala rossa dell'Istituto Sturzo in Roma, un "workshop" per preparare, sul piano delle discipline prevalentemente filosofiche, il reticolo teorico delle questioni. Si vuole passare da una visione del benessere inteso in senso puramente quantitativo, ad un'idea del "ben vivere" che abbia al suo centro le capacità della persona di "prendersi cura" di sé, degli altri e del mondo, nella consapevolezza che il biosistema è l'insieme integrato di tutti i sistemi bio-percettivi (mondo umano, mondo animale, mondo digitale e habitat complessivo)

Laboratorio sulla felicità, qui di seguito l'ascolto integrale dei lavori in prepazione al Festival di Bioetica 2018:

- workshop sulla felicità-Istituto Don Sturzo-21.06.18-Sala Rossa part.1

- workshop sulla felicità-Istituto Don Sturzo-21.06.18-Sala Rossa part.2


 

 

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

bioetica | convegni

Disponibilità o indisponibilità della vita, riflessioni bioetiche alla luce della legge 219/17

by Administrator 14. aprile 2018 16:48

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

programma completo

Tags: , , , , , , , , ,

convegni

parlare di morte per ragionare di vita

by Administrator 3. febbraio 2018 15:33

PONTIFICIA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL’ITALIA MERIDIONALE, SEZIONE S. TOMMASO D’AQUINO, NAPOLI CONVEGNO DEI DOCENTI Lunedì 12 febbraio 2018: parlare di morte per ragionare di vita

 relatori, tra gli altri:

- Prof. Sen. Lucio Romano, un confronto a partire dalla Legge sul “fine vita”;

- Carmine Matarazzo, l’annuncio del Vangelo tra negazione della vita ed esaltazione della morte;

- Gennaro Matino, mors et vita conflixere;

- Roberto Gallinaro, saper morire per saper vivere;

- Dott. Mario Adinolfi, giornalista, fondatore del Popolo della Famiglia: un confronto su famiglia e vita;

- Alfonso Langella, la famiglia di Nazaret e le famiglie del XXI secolo

programma completo

Tags: , , , , , , , , , , , ,

appuntamenti | convegni

Cioran, ovvero un naufrago non disperato nel mare del nulla

by Administrator 11. novembre 2017 10:36

Studiosi da tutta l’Europa in Facoltà teologica a Capodimonte e pubblico delle grandi occasioni per riflettere su Emile Cioran (15 e 16 novembre, Viale Colli Aminei, 2, dalle ore 9 alle 13). “Cioran, ovvero un naufrago non disperato nel mare del nulla”, ha detto il prof. Pasquale Giustiniani, direttore scientifico del Convegno insieme con Antonio Di Gennaro, che in Italia ha curato diverse edizioni di scritti cioraniani. Ecco l’interrogativo di fondo del Convegno internazionale, che riprende testi dell’intelletuale Cioran (1911-1995): come essere un mistico e, insieme, non credere in nulla? Si può avere come ideale l’isolamento e, insieme, non sentirsi portati per l’isolamento? 

Certamente sì, per chi, come il pensatore rumeno, poi naturalizzato francese, vive e teorizza la contraddizione come dinamismo esistenziale. Difatti, si può vivere ancora, pur non escludendo l’ipotesi del suicidio, restando per esempio ai margini della vita, conducendo, per così dire, i propri giorni parallelamente alla vita. Vivere come in una esistenza parallela, anche mediante lo scrivere. Ma non perché ci si apra all’ipotesi di un Creatore o di un Dio. Anzi, non accettare mai “di vivere a rimorchio di Dio”. Scrivere e pubblicare, piuttosto, per condurre quest’esistenza parallela alla vita, anche dal punto di vista dei contenuti che, forse, non sono, come a volte sembrano, del tutto deprimenti. 

In questo senso, si potrebbe strappare, forse, a Cioran – di qui l’interesse della Facoltà teologica - “un lato cristiano totalmente diverso, che nello stesso cristianesimo è tuttavia seppellito, dimenticato, occultato: l’inazione, la santità del non-fare… ‘rinuncia’, questa soppressione dell’umanità attraverso il rifiuto della procreazione”. Insomma, ci viene dato di assistere ai lampi di un’ancora latente, in Cioran, “teologia da figlio di prete” ortodosso; quella stessa di un nuovo Giobbe biblico, che non si lamenta e non piange, anzi gioisce, pur dovendo continuamente difendersi da sé. Cioran può affermare, infatti: “Non v’è che un uomo contro il quale io debbo difendermi sempre: me stesso”. In questa auto-difesa da se stesso, può accadere anche una sorta di “regolamento di conti” tra sé e Dio, che fa navigare questo finissimo intellettuale e letterato (“forse a livello di Dostoevskji” afferma Silvio Mastrocola, docente di Letteratura religiosa alla Facoltà teologica) tra scetticismo e poesia, oppure come dice Cioran stesso, “tra l’epicureismo e lo stoicismo”, senza mai optare, ma restando il più possibile fedeli a entrambi. Quasi “la solitudine dell’unico”, come ha intitolato il suo intervento il filosofo Aldo Masullo. E insieme, la “noia in Dio”, come ricorda il titolo della relazione di Giovanni Rotiroti.

Lo stesso editore di Oeuvres (Cavalliès, editore di tutti gli scritti francesi di Cioran, invitato al Convegno napoletano) nota, perciò, come gli scritti francesi – venuti fuori come una sfida dopo ben cinque libri scritti in rumeno - debbano adesso procedere per geometrie francofone, ovvero come per bilanciamenti e contro-bilanciamenti, o anche, per usare una metafora musicale, come variazioni sul tema. Queste variazioni saranno inseguite e seguite, il 15 e 16 novembre a Capodimonte, da Mattia Luigi Pozzi, Paolo vanini, Francesca Marino, Giuseppe Ferraro, Massimo Carloni, Pablo Javier Pérez Lòpez, Horia Cornelia Cicortaş. Così, Syllogismes de l’amertume (1952) inizia laddove Précis de décomposition (1949) concludeva un vero e proprio regolamento di conti di Cioran con Dio, l’umanità e se stesso. A sua volta, La Tentation d’exister (1956), rispetto alla parodia cinica dello scritto precedente, “si apre… all’esposizione decisiva del Metodo, ‘Pensare contro se stesso’, prima d’incrociare nuovi sviluppi sulla storia e sulla letteratura, su Lutero e i giudei, e, ancora e sempre, sullo strano fascio di rivelazioni e di dubbi, di vertigine e di agonie, chiamato esistenza”. In La Tentations d’exister c’è uno scritto, intitolato Rages et Résignations, che precede a sua volta un breve saggio, il quale dà il titolo all’intero volume e che, pur venendo dopo, può rappresentare come la preparazione alla vera e propria galleria di personaggi religiosi, che comparivano in Rages et Résignations. Tra coloro che passano di sì in sì, e coloro che teorizzano la negazione, chi – come suggeriscono i teologi – abbia davvero pazienza e modestia, potrebbe, dunque, anche avere il tempo di sperare, cioè di non forzare la propria natura, di non pronunciare il grande sì. Un sì che, tuttavia, non è altro che un grande sì alla morte. Ma tutto ciò per consentire all’indimostrabile, ovvero all’idea che qualcosa esiste, di accadere in noi, in quanto, pur essendo il Nulla (cioè il dissolversi nell’Essere) assai più comodo, bisogna comunque imparare “a pensare contro i nostri dubbi e contro le nostre certezze, contro i nostri umori onniscienti, soprattutto forgiandoci un’altra morte, una morte incompatibile con le nostre carogne”, ovvero “consentire all’indimostrabile, all’idea che qualche cosa esiste”. 

Della morte bisogna aver paura, insomma, ma non farne mai un universo chiuso. Chi si documenta sulla morte, infatti, non ha più vantaggi a leggere un trattato di biologia che un catechismo. A Cioran – come scrive, “per quanto mi concerne” – appare indifferente che ci si dedichi alla morte a seguito del peccato originale o a seguito della disidratazione cellulare: la morte, infatti, appartiene a un sapere che non è “conoscenza”. Bisogna, tuttavia, trarne comunque un beneficio, un aiuto da questa possibilità di non esserci più, che è la morte (morte come possibilità di non esserci), in maniera da non ridursi mai a fantocci: “Esistere” è anche – ecco la tentazione di tutto il saggio su questa tentazione d’esistere – “mettere a profitto la nostra parte di irrealtà, è vibrare al contatto del vuoto che esiste in noi”. Compimento piuttosto che abisso, la morte, peraltro, si configura con dinamiche simili all’amore. Per essa, infatti, ci si disintegra e ci si fortifica. 

È a questo punto che, nell’ordito concettuale di Cioran, possono perfino comparire i mistici delle tradizioni religiose. Essi stessi, infatti, “si servono di sotterfugi, praticano l’evasione e una tattica di fuga: la morte non è per loro che un ostacolo per liberarsi, una barriera che li separa da Dio, un ultimo no nella durata”1. Teresa d’Avila aspira, così, a raggiungere il suo Creatore, ma sa che ciò sarà reso possibile soltanto dalla morte, per cui, non potendo suicidarsi, muore dal desiderio di morire. Ma rifarsi alla storia, anche alla storia della mistica, non garantisce di penetrare il carattere originale della morte, “la storia non essendo altro che un modo inessenziale di esistere, la forma la più efficace della nostra infedeltà noi stessi, un rifiuto metafisico, una massa di avvenimenti che noi opponiamo all’unico evento che importa”.


Tags: , , , , , , , , , , , , ,

convegni

La famiglia: verità di carta o verità di vita?

by Administrator 27. febbraio 2016 12:04
  Catanzaro. La festa Padronale ed il cammino giubilare sono state l'occasione per un affollato incontro sulla famiglia promosso dalla Parrocchia del Beato Domenico Lentini. Gli spunti del dibattito, hanno preso le mosse dalla presentazione del libro del giovane sacerdote Giuseppe Comi, la famiglia: verità di carta o verità di vita? (TAU editrice), centrato sulla difesa della famiglia naturale secondo la Dottrina di Benedetto XVI. Per una singolare coincidenza con l'approvazione al Senato del DDL Cirinnà sulle unioni civili, l'attualità si è incaricata di fare del libro di Don Comi, il temine di confronto ed approfondimento sulla famiglia italiana. L'intervento di Giustiniani ha voluto porre l'accento sul significato di alcune proposte che emergono dal libro di Comi come la "famiglia naturale" ed anche il concetto di "verità inscritta nelle fibre dell'essere umano". Qui, una sintesi più esauriente dello studio a commento del libro.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

attualità | convegni

L'adolescenza, età del passaggio tra generazioni umane

by Administrator 31. dicembre 2015 13:58

       La stagione della vita, denominata adolescenza, è stata – negli ultimi decenni -  più volte oggetto d’interesse in biogiuridica e in bioetica. I profili su cui insiste la relazione sono i seguenti: 1.     La intergenerazionalità come trasmissione della vita ai futuri, tra discussione etica e decisioni d’inizio vita. 2.     La prospettiva educativa come dinamica intergenerazionale: verso una bioetica dell’adolescenza. 3.     La bioetica familiare in prospettiva sistemica... E' possibile discorrere di adolescenza da un punto di vista, per così dire, “ibrido” quale si propone di essere la bioetica? E' possibile imbastire una bioetica dell’adolescenza dal punto vista “sistemico”, all’interno dei cosiddetti problemi di “vita quotidiana”? ...esiste ormai da qualche decennio una “bioetica della vita quotidiana”, che s’interessa meno di ciò che fa trend o suscita l’intervento del mondo della comunicazione mass-mediale e digitale, e monitora piuttosto l’ovvio e il quotidiano dell’esistenza umana (che la bioetica ambientale pensa, ormai, entro un sistema più ampio, quello della biosfera). Si tratta, nel nostro specifico caso, di guardare all’ordinarietà di una stagione della vita – l’adolescenza – in un’ottica che abbiamo chiamato “sistemica”, la quale, come vedremo, ci convince che ogni stagione della vita, adolescenza compresa, è sempre meno circoscrivibile entro determinati limiti, per esempio di tipo biologico, anche se biologia e scienze quantitative aiutano almeno a descrivere fenomeni tipici sul piano della maturazione psico-fisica, per esempio attraverso il prisma del termine “pubertà”. Lo stesso fatto che il CNB, alla fine degli anni Ottanta , riteneva ancora oggettivo nella pubertà  (ovvero la maturazione dell’apparato riproduttivo) viene sempre più messo in crisi da teorie che scollegano l’accadere di eventi bio-somatici nell’apparato riproduttivo corporeo rispetto al processo bio-culturale dell’identificazione del proprio sé sessuato e del relativo esercizio, sempre più, del resto, scollegato a sua volta, dalla sua funzione riproduttiva e sempre più ripiegato sulla sola funzione, pur importante (come riconosciuto già nel 1968 dalla stessa enciclica Humanae vitae di papa Paolo VI), di tipo unitivo e di soddisfacimento o piacere sessuale. Affrontare, dunque, sotto il profilo bioetico-sistemico (ovvero non solamente medico, ma sempre, e insieme, bio-psico-sociale) una questione o un problema – nel nostro caso l’età del passaggio tra generazioni umane, dalle più antiche alle più nuove, in vista del futuro del contesto, delle società e delle persone, significa dover guardare a quella peculiare stagione della vita - che le scienze sociali e psicologiche denominano “adolescenza” – anche alla luce della bioetica, la quale a sua volta e la sistemazione integrata di più approcci (per definizione multidisciplinari) e anche di più prospettive etiche e valoriali circa le soluzioni maggiormente idonee per interpretare, sorreggere e indirizzare coloro che, nell’adolescenza, manifestano diritti, bisogni, desideri che domandano tutele sociali, giuridiche e normative. Il che significa non potersi limitare a un approccio soltanto medico-sanitario, ma altresì, psicologico, sociale ed educativo, nel quale l’occhio del bioeticista è quello che aiuta a fare sintesi tra i vari sub-sistemi in causa. Questo vuol dire convincersi definitivamente che vi sia un rapporto tra mente e corpo, tra psiche ed organismo, traendone tutte le conseguenze sul piano di un’antropologia medica e di una bioetica dell’adolescenza. (Frascati, convegno internazionale Maggio 2014. Relazione Giustiniani)

Tags: , , , , , , , , , , , ,

bioetica | convegni

Possibile conciliare le istanze della civiltà ultramoderna col Vangelo della vita?

by Administrator 31. dicembre 2015 11:57

...i peculiari riferimenti terminologici a “tutti i modelli familiari” (che suppongono in Europa la coesistenza di più di un modello) e “alle preferenze individuali” (che ribadiscono il principio dell’autodeterminazione dei singoli individui, anche nei loro desideri e preferenze ed orientamenti circa la vita di coppia e la generatività) mi sembrano indicare già dei precisi indirizzi, non soltanto giuridici, ma ideali, che caratterizzano ormai la “visione del mondo” dell’Unione Europea, con la quale - è stato ricordato anche nella stagione di papa Francesco -, la santa Sede continua a intrattenere rapporti diplomatici , a riprova che, per il mondo cristiano-cattolico, la via maestra rimane quella del dialogo istituzionale, al di là degli eventuali dissensi o differenze sul piano del cosiddetto lessico familiare, col quale hanno a che fare, in bioetica antropica, le questioni d’inizio vita.

...circa la nozione di vita familiare che, tradizionalmente, garantiva le nuove nascite, ottenute su base eterosessuale, secondo i cattolici, esibirebbe un significato univoco (pur nelle differenti manifestazioni attuative sul piano sociologico), mentre, in contesto europeo, proprio nella direzione della salvaguardia dei diritti alla vita lavorativa di modelli familiari non necessariamente eterosessuali, si vanno invece modificando sia i modi di pensare che di operare. 

...E così, mentre l’anno europeo in corso mira alla "conciliazione" – indirettamente ravvisando, se non proprio l'esistenza di un conflitto, almeno dei ritardi – tra lavoro e diversi modelli di famiglia, la teorizzazione morale e teologica allude piuttosto a un ambiente affettivo, fatto di relazioni calde ed emotive - il clima "caldo" dei rapporti d'amore tra una donna e un uomo -, che viene ritenuto la condizione essenziale per la progettazione e la gestione delle questioni bioetiche che oggi c’interessano, quali sono appunto la procreazione di nuove vite umane, la tutela della vita umana nascente

...Da un lato, infatti, la Corte europea dei diritti dell'uomo prende sempre più atto “dei cambiamenti sociali che hanno fatto sì che non esista più un'unica concezione di famiglia” , e di conseguenza va compiendo - a partire da una sentenza del 2010 (caso Schalck e Kopf c. Austria) -, una vera e propria rivoluzione nelle modalità che favoriscano la conciliazione tra lavoro e famiglia, nel senso che – in un contenzioso relativo a una discriminazione di lavoro - “afferma a chiare lettere che la relazione affettiva di una coppia composta da individui dello stesso sesso rientra nella nozione di vita familiare” , ovvero finisce per considerare “che la tutela della vita familiare si estende anche alle coppie omosessuali”. Dall’altro lato, invece, gli orientamenti etici e bioetici circa il consorzio familiare – come lo denominava san Giovanni Paolo II nella sua esortazione apostolica del 22.11.1981 – continuano a parlare di un compito fondamentale della famiglia eterosessuale (fondata sul matrimonio e qualificata dall’amore coniugale), che “è il servizio alla vita, il realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo nella generazione l'immagine divina da uomo a uomo”. In sostanza, “ Il fecondo amore coniugale si esprime in un servizio alla vita dalle forme molteplici, delle quali la generazione e l'educazione sono quelle più immediate, proprie ed insostituibili”.  

...si fa sempre più acuto il divario speculativo – prima che giuridico e pratico - tra una concezione che intenda riconoscere il primato alla coscienza morale individuale e storica, senza poggiarla su dei valori proposti come indipendenti dalle soggettività che si determinano e scelgono, e un'altra - quella cristiano-cattolica - che, invece, lamenta le tante esasperazioni etiche e giuridiche derivanti dall’enfasi sulla storicità e sulla soggettività umana, paventando una soggettività, illuministicamente, sempre più chiusa su se stessa e sui propri desideri, quindi non più in grado di riconoscere la propria fallibilità e, in particolare incapace, in campo etico, di andare al di là del criterio del riconoscimento non ontologico del valore morale, configurandolo come se fosse un mero prodotto della intersoggettività e della storicità dei gruppi umani che, di volta in volta, maturano degli orientamenti morali condivisi e si danno, di conseguenza, delle regole per la conciliazione e la pacificazione.

(lezione di Giustiniani)

 
 
 

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

bioetica

Casti, poveri ed obbedienti nella società ultracontemporanea

by Administrator 1. luglio 2015 10:38
Casti, poveri ed obbedienti, a febbraio 2016 terminerà l'anno che la Chiesa ha dedicato alla Vita Consacrata. Sono trascorsi 50 anni esatti dal Decreto del Vaticano II che riformò la Vita Religiosa. Chi sono gli uomini e le donne che in tempi postmoderni decidono di Consacrare la propria Vita a Dio in una società in cui queste, più che Virtù, sembrano  delle inibizioni, delle castrazioni? Per comprenderli dobbiamo risalire al fenomeno del monachesimo che in oriente come in occidente è stato il primo esempio di soggetti che decidevano di uscire dalla quotidianità per andare a vivere fuori dai centri abitati in raccoglimento contemplativo. Scelte che il Cristianesimo ha portato con sé sin dai primi secoli e che oggi diremmo essere "ritornanti" anche se i numeri in Europa ed in Italia sono sempre più esigui. L'obiettivo dell'anno dedicato alla Vita Consacrata è quello di guardare comunque al futuro con speranza perché nulla è impossibile a Dio nella consapevolezza che Preti e Suore sono sempre più vecchi, sono sempre più inferiori di numero e patiscono sempre più l'emarginazione sociale. Però ancora servono, a patto che restino delle stelle splendenti...

Tags: , , , , , , , , , , , ,

videocommenti

Giustiniani old style