AmbientaMente, Meeting internazionale di Bioetica della biosfera 2018

by Administrator 21. maggio 2018 09:13

Il Meeting 2018 (pomeriggio del 15 giugno-intera giornata del 16 giugno) - settima edizione di AmbientaMente -, intende correlare i temi, molto presenti nel dibattito giuridico, bioetico e politico, dei diritti umani fondamentali, con i temi - tipici dell’interesse del Meeting di Isernia - dei diritti dell’ambiente, che alcuni studiosi oggi declinano come nuova generazione dei diritti umani o, in chiave antropica, come diritto delle nuove generazioni all’ambiente. Con la consueta prospettiva inter e transdisciplinare, che caratterizza, fin dagli esordi il Meeting di Isernia, s’intende far convergere, nelle tre previste Tavole rotonde dell’incontro, gli apporti qualficati di esperti e cultori delle discipline mediche, scientifiche, giuridiche, bioetiche, teologiche, per giungere a conclusioni condivise, da diffondere poi in Europa e nel mondo [bozza del programma]

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Charlie Gard, eutanasia di Stato

by Administrator 1. maggio 2018 23:12

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Disponibilità o indisponibilità della vita, riflessioni bioetiche alla luce della legge 219/17

by Administrator 14. aprile 2018 16:48

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La clonazione e i limiti (o meno) alla ricerca

by Administrator 19. febbraio 2018 09:40

Quella con Luisella Battaglia non è stata una sfida armata tra libertà e Fede, quanto piuttosto un processo imparziale condotto con intelligente perspicacia per addivenire sui complessi temi della bioetica che investono il diritto, la società, la politica e la vita di ciascuno, ad una metodologia di ricerca comune capace di contemperare le diverse scuole di pensiero. Superare quindi la dicotomia tra una bioetica cattolica che pone il Sacro a fondamenta della vita inviolabile ed una bioetica laica, che della vita privilegia la qualità inevitabilmente suscettibile alle oscillazioni di "mercato" nel campo della felicità, alla stregua di un bene qualunque nella disponibilità di ciascuno, ha trovato sorprendentemente d'accordo la Battaglia ed il Giustiniani. Dubbi e perplessità ad esempio, colgono entrambi in ordine agli sviluppi senza governo delle biotecnologie applicate alla riproduzione umana. Il timore avvertito è che le manipolazioni genetiche condotte dalla comunità scientifica senza governo possano sfuggire di mano e dar luogo ad esiti indesiderati ed inimmaginabili. La stessa Battaglia sottolinea come oggi la tecnologia non sia più subalterna alla scienza, ma abbia raggiunto un livello avanzato tale da rendere possibile ogni progettualità. E' bene quindi interrogarsi sul senso e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere per comprendere se ciò che in potenza è possibile realizzare, possa poi assumere un significato concretamente vantaggioso per l'uomo. Si pensi ai casi delle clonazioni quando sono trasferite dal mondo vegetale a quello animale e quindi umano a fini anche solamente terapeutici. Altro punto di convergenza importante tra la bioetica laica e quella cattolica si è potuto cogliere con l'approvazione delle norme sul testamento biologico. Entrambi gli orientamenti rifiutano l'accanimento terapeutico al quale, ricorda Giustinani, da sempre l'etica cattolica è stata contraria ritenendo le cure sproporzionate una modalità inadeguata di assistenza diversamente dalla idratazione e dalla nutrizione che vanno considerate a tutti gli effetti terapie e non artifici per mantenere in vita soggetti irreversibilmente compromessi. Circa il riconoscimento dei nuovi diritti alle coppie omosessuali, Giustiniani ha ribadito le posizioni dell'area cattolica: le nuove formazioni sociali non sono omologabili al matrimonio eterosessuale che è naturalmente aperto alla procreazione. Ha tenuto però a sottolineare come anche i cattolici guardano con attenzione e vicinanza le nuove forme di convivenza e posseggano tutti gli strumenti per compredere e per gestire le situazioni più disparate. Lieta delle nuove aperture della Chiesa in materia si è detta la Battaglia, che però confessa di non nutrire un particolare interesse verso l'argomento anche se, pur da laica, non può non rilevare quella ch'è quasi una contraddizione: il desiderio di molte coppie aperte alle nuove sensibilità, di rinunciare alle adozioni in favore della scelta di formare comunque delle famiglie naturali sul modello altrimenti considerato anacronistico della famiglia patriarcale e/o matriarcale, facendo ricorso alla fecondazione eterologa quando non al gestazioni per altri. Dalle tecniche di fecondazione all'embrione il passo è stato breve. Quale che sia la natura dell'embrione e se sia lecita la sperimentazione su di esso è stato l'interrogativo al quale ciascuno dei due protagosti del dibattico ha cercato di rispondere con modalità articolate ed accenti diversi. Che l'embrione sia un uomo, o che l'embrione sia semplicemente una appendice dell'utero a parere del Giustiniani sono affermazioni entrambe radicali da evitare. Per trovare delle risposte convincenti sarebbe bene restare nel campo delle biotecnologie e cioè a dire, dato per certo che l'embrione è il portato di un essere umano, ad esso non si può non riconoscere la stessa qualificazione morale di colei che lo porta, almeno finché non saremo in grado di dotarci di un utero tecnologico che aprirebbe la vita a tutt'altri scenari e problematiche. Poi si può anche decidere che l'embrione sia un incomodo e che possa essere abortito per Legge. Una questione ancora aperta è invece quella del destino dei soprannumerari in crioconservazione. Che siano essi persona, o che siano semplicemente embrioni, la Battaglia avanza sommessamente l'ipotesi che siano dati in adozione e sia permesso loro di nascere mentre, per gli embrioni "morti" che non abbiano più possibilità di sviluppo, allora si può pensare anche ad una donazione delle loro cellule. Prima di concedere la parola al pubblico, l'ultimo tema del confronto si è svolto intorno alla attualità più stringente del suicidio assistito che ha dominato le cronache con il processo Cappato e l'incriminazione per istigazione al suicidio del giovane Fabiano Antoniani al secolo DJ Fabo, deceduto in una clinica Svizzera. Non senza travaglio, la Battaglia si è domandata per quale ragione uno Stato civile debba imporre di vivere ad una persona totalmente dipendente che fatica anche solamente a parlare. Per quale ragione non possa bastare la sua chiara volontà di congedarsi. Alcuno ha voluto questa vita, siamo tutti venuti al mondo per caso, la questione di fondo per il Giustiniani si può riassumere nella scelta se questa vita debba concludersi per caso, oppure per autodeterminazione. La stessa nuova Legge sulle dichiarazioni anticipate difetta in merito, sembra quasi che a decidere della vita sia chiamato lo stesso portatore di vita isolato dal suo mondo di relazioni. Non si può dubitare che la vita sia nelle disponibilità esclusive di ciascuno afferma convinta la Battaglia, che invece la ritiene indisponibile a chiunque altro. Sono nata casualmente ribatte, ma non altrettanto casualmente sto al mondo e quindi rivendico piena sovranità sul mio corpo. Anzi, conclude Battaglia, ritengo che una persona può prendere serenamente congedo da questa vita quando consapevolmente pensa di aver regolato i suoi affari nel mondo senza arrecar danno ad alcuno. 

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Clonazione, qual è il limite alla ricerca? Giustiniani versus Battaglia...

by Administrator 11. febbraio 2018 08:41

Clonazione, qual è il limite alla ricerca? 

Tema impegnativo e ricco d’interesse. A sfidarsi saranno Luisella Battaglia e Pasquale Giustiniani.

Il dibattito si terrà presso la Fondazione Einaudi, piazzale delle Medaglie d’Oro,  44 – Roma

venerdì 16 febbraio 2018, ore 18

modera Giuseppe Di Leo di radio radicale

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appuntamenti

parlare di morte per ragionare di vita

by Administrator 3. febbraio 2018 15:33

PONTIFICIA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL’ITALIA MERIDIONALE, SEZIONE S. TOMMASO D’AQUINO, NAPOLI CONVEGNO DEI DOCENTI Lunedì 12 febbraio 2018: parlare di morte per ragionare di vita

 relatori, tra gli altri:

- Prof. Sen. Lucio Romano, un confronto a partire dalla Legge sul “fine vita”;

- Carmine Matarazzo, l’annuncio del Vangelo tra negazione della vita ed esaltazione della morte;

- Gennaro Matino, mors et vita conflixere;

- Roberto Gallinaro, saper morire per saper vivere;

- Dott. Mario Adinolfi, giornalista, fondatore del Popolo della Famiglia: un confronto su famiglia e vita;

- Alfonso Langella, la famiglia di Nazaret e le famiglie del XXI secolo

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appuntamenti | convegni

Chiesa e Shoah. Prima e dopo il Vaticano II

by Administrator 30. gennaio 2018 09:38

Volgendo lo sguardo sul secolo appena tramontato, i cattolici d’oggi, finalmente, non possono che dichiararsi profondamente addolorati per la violenza che ha colpito gruppi interi di popoli e di nazioni, a volte nel silenzio e nelle accertate e documentate omissioni delle istituzioni ecclesiastiche, dei centri culturali e del cosiddetto “mondo cattolico”. Come scrisse F. Mauriac nel 1951, nel firmare la Prefazione al volume di Léon Poliakov, Il nazismo e lo sterminio degli ebrei: “noi cattolici… se abbiamo salvato l’onore, senza dubbio ne andiamo debitori all’eroismo e alla carità di molti vescovi, preti e religiosi verso gli Ebrei braccati, ma… non abbiamo sentito il conforto di sentire il successore del Galileo, Simone Pietro, condannare con parola netta e chiara, e non con allusioni diplomatiche, la crocifissione di questi innumerevoli ‘fratelli del Signore’”. Un mondo, quello cattolico, tendenzialmente, se non connivente, come assopito o inerte di fronte alla tragedia e allo sterminio. Un mondo che fa il paio con il suo centro – la Santa Sede – che, nel giugno del 1940, suscitò in sir d’Arcy Osborne l’impressione di “vivere in un mondo imbalsamato. E l’isolamento, tipico dell’atmosfera rarefatta dei Sacri Palazzi, si accentuò certamente ancora con il proseguire della guerra”. Si dovrà, forse, porre un punto esclamativo, piuttosto che uno di domanda, a quest’affermazione di uno storico contemporaneo: “Le responsabilità vanno nettamente distinte: esse spettano ai nazisti, essenzialmente, e poi ai tedeschi. Ma una parte di responsabilità tocca anche la Chiesa. Non solo il papa e non solo nel 1942, ma tutta la Chiesa, nella ‘lunga durata’ e in momenti precisi, in tutte le occasioni in cui le Chiesa e i cristiani non hanno reagito o hanno tardato a reagire. (giornata della memoria 2018, relazione di Giustiniani)...continua

 

 

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attualità | convegni

Preghiera, musica e scrittura, le condizioni ideali di solitudine per incontrare Dio. La fede laica di Cioran

by Administrator 18. novembre 2017 23:59

.."Dio ha creato il mondo per paura della solitudine; è questa l’unica spiegazione possibile della Creazione. La sola ragion d’essere di noi creature è di distrarre il Creatore. Poveri buffoni, dimentichiamo che stiamo vivendo i nostri drammi per divertire uno spettatore di cui finora nessuno al mondo ha sentito gli applausi. E se Dio ha inventato i santi – come pretesti di dialogo – lo ha fatto per alleggerire un po’ di più il peso del suo isolamento. Quanto a me, la mia dignità esige che io gli opponga altre solitudini, altrimenti non sarei che un giullare in più", tratto da Lacrime e Santi 1937. 

Dio e il Nulla. La religiosità atea di Emil Cioran, è giunto a termine il convegno in programma presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione San Tommaso d’Aquino, con l'intento di valorizzare la problematica religiosa all'interno della più ampia riflessione filosofica di Cioran combattuto tra l'anelito di Dio e il suo rigetto. Dopo i saluti introduttivi del Preside della PFTIM, Gaetano Castello, dell’ambasciatore della Romania presso la Santa Sede, Liviu – Petru Zapirtan, dell’assessore alla cultura e spettacolo del Comune di Napoli, Nino Daniele, ha preso il via la I Sessione, presieduta da Pasquale Giustiniani, della PFTIM sez. San Tommaso, nella giornata del 15 novembre con gli interventi di Aldo Masullo, Università di Napoli Federico II, La solitudine dell’unico e di Nicolas Cavaillès, di Lyon, Cioran et le besoin de Dieu. La II Sessione, avente ad oggetto le Comunicazioni, è stata presieduta da Giuseppina De Simone, PFTIM, sez. San Luigi, con gli interventi di Mattia Luigi Pozzi, Università Cattolica di Milano, L’Apocalisse esige umorismo; Paolo Vannini, Università di Trento,Cioran e Qohelet: le rivelazioni del deserto. Nella seconda giornata del 16 novembre, la III Sessione, presieduta da Francesco Miano, dell’Università di Roma Tor Vergata, ha visto gli interventi di Pasquale Giustiniani, della PFTIM sez. San Tommaso, Emil Cioran: “un nichilista di tendenze religiose”; Giuseppe Ferraro, Università di Napoli Federico II, Una vita sterminata; Antonio Di Gennaro, da Napoli, Tra invocazione e bestemmia: così prega Emil Cioran.  IV ed ultima Sessione, relativa alle Comunicazioni, presieduta da Roberto Gallinaro,  PFTIM, sez. San Tommaso, ha avuto gli interventi di Massimo Carloni, da Ancona, Né Dio, né senza Dio, Cioran, un mistico che non crede in nulla; Pablo Javier Pérez Lopez, Università di Valladolid, Mistica y conocimiento en Maria Zambrano Y E.Cioran; H.C.Cicortas,Fondazione Bruno Kessler- Trento, sulle tracce dell’Assoluto: Emil Cioran e Mircea Eliade a confronto; Silvio Mastrocola, PFTIM, San Tommaso, Cioran, un approccio nell’ottica della storia della letteratura. 

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Cioran, ovvero un naufrago non disperato nel mare del nulla

by Administrator 11. novembre 2017 10:36

Studiosi da tutta l’Europa in Facoltà teologica a Capodimonte e pubblico delle grandi occasioni per riflettere su Emile Cioran (15 e 16 novembre, Viale Colli Aminei, 2, dalle ore 9 alle 13). “Cioran, ovvero un naufrago non disperato nel mare del nulla”, ha detto il prof. Pasquale Giustiniani, direttore scientifico del Convegno insieme con Antonio Di Gennaro, che in Italia ha curato diverse edizioni di scritti cioraniani. Ecco l’interrogativo di fondo del Convegno internazionale, che riprende testi dell’intelletuale Cioran (1911-1995): come essere un mistico e, insieme, non credere in nulla? Si può avere come ideale l’isolamento e, insieme, non sentirsi portati per l’isolamento? 

Certamente sì, per chi, come il pensatore rumeno, poi naturalizzato francese, vive e teorizza la contraddizione come dinamismo esistenziale. Difatti, si può vivere ancora, pur non escludendo l’ipotesi del suicidio, restando per esempio ai margini della vita, conducendo, per così dire, i propri giorni parallelamente alla vita. Vivere come in una esistenza parallela, anche mediante lo scrivere. Ma non perché ci si apra all’ipotesi di un Creatore o di un Dio. Anzi, non accettare mai “di vivere a rimorchio di Dio”. Scrivere e pubblicare, piuttosto, per condurre quest’esistenza parallela alla vita, anche dal punto di vista dei contenuti che, forse, non sono, come a volte sembrano, del tutto deprimenti. 

In questo senso, si potrebbe strappare, forse, a Cioran – di qui l’interesse della Facoltà teologica - “un lato cristiano totalmente diverso, che nello stesso cristianesimo è tuttavia seppellito, dimenticato, occultato: l’inazione, la santità del non-fare… ‘rinuncia’, questa soppressione dell’umanità attraverso il rifiuto della procreazione”. Insomma, ci viene dato di assistere ai lampi di un’ancora latente, in Cioran, “teologia da figlio di prete” ortodosso; quella stessa di un nuovo Giobbe biblico, che non si lamenta e non piange, anzi gioisce, pur dovendo continuamente difendersi da sé. Cioran può affermare, infatti: “Non v’è che un uomo contro il quale io debbo difendermi sempre: me stesso”. In questa auto-difesa da se stesso, può accadere anche una sorta di “regolamento di conti” tra sé e Dio, che fa navigare questo finissimo intellettuale e letterato (“forse a livello di Dostoevskji” afferma Silvio Mastrocola, docente di Letteratura religiosa alla Facoltà teologica) tra scetticismo e poesia, oppure come dice Cioran stesso, “tra l’epicureismo e lo stoicismo”, senza mai optare, ma restando il più possibile fedeli a entrambi. Quasi “la solitudine dell’unico”, come ha intitolato il suo intervento il filosofo Aldo Masullo. E insieme, la “noia in Dio”, come ricorda il titolo della relazione di Giovanni Rotiroti.

Lo stesso editore di Oeuvres (Cavalliès, editore di tutti gli scritti francesi di Cioran, invitato al Convegno napoletano) nota, perciò, come gli scritti francesi – venuti fuori come una sfida dopo ben cinque libri scritti in rumeno - debbano adesso procedere per geometrie francofone, ovvero come per bilanciamenti e contro-bilanciamenti, o anche, per usare una metafora musicale, come variazioni sul tema. Queste variazioni saranno inseguite e seguite, il 15 e 16 novembre a Capodimonte, da Mattia Luigi Pozzi, Paolo vanini, Francesca Marino, Giuseppe Ferraro, Massimo Carloni, Pablo Javier Pérez Lòpez, Horia Cornelia Cicortaş. Così, Syllogismes de l’amertume (1952) inizia laddove Précis de décomposition (1949) concludeva un vero e proprio regolamento di conti di Cioran con Dio, l’umanità e se stesso. A sua volta, La Tentation d’exister (1956), rispetto alla parodia cinica dello scritto precedente, “si apre… all’esposizione decisiva del Metodo, ‘Pensare contro se stesso’, prima d’incrociare nuovi sviluppi sulla storia e sulla letteratura, su Lutero e i giudei, e, ancora e sempre, sullo strano fascio di rivelazioni e di dubbi, di vertigine e di agonie, chiamato esistenza”. In La Tentations d’exister c’è uno scritto, intitolato Rages et Résignations, che precede a sua volta un breve saggio, il quale dà il titolo all’intero volume e che, pur venendo dopo, può rappresentare come la preparazione alla vera e propria galleria di personaggi religiosi, che comparivano in Rages et Résignations. Tra coloro che passano di sì in sì, e coloro che teorizzano la negazione, chi – come suggeriscono i teologi – abbia davvero pazienza e modestia, potrebbe, dunque, anche avere il tempo di sperare, cioè di non forzare la propria natura, di non pronunciare il grande sì. Un sì che, tuttavia, non è altro che un grande sì alla morte. Ma tutto ciò per consentire all’indimostrabile, ovvero all’idea che qualcosa esiste, di accadere in noi, in quanto, pur essendo il Nulla (cioè il dissolversi nell’Essere) assai più comodo, bisogna comunque imparare “a pensare contro i nostri dubbi e contro le nostre certezze, contro i nostri umori onniscienti, soprattutto forgiandoci un’altra morte, una morte incompatibile con le nostre carogne”, ovvero “consentire all’indimostrabile, all’idea che qualche cosa esiste”. 

Della morte bisogna aver paura, insomma, ma non farne mai un universo chiuso. Chi si documenta sulla morte, infatti, non ha più vantaggi a leggere un trattato di biologia che un catechismo. A Cioran – come scrive, “per quanto mi concerne” – appare indifferente che ci si dedichi alla morte a seguito del peccato originale o a seguito della disidratazione cellulare: la morte, infatti, appartiene a un sapere che non è “conoscenza”. Bisogna, tuttavia, trarne comunque un beneficio, un aiuto da questa possibilità di non esserci più, che è la morte (morte come possibilità di non esserci), in maniera da non ridursi mai a fantocci: “Esistere” è anche – ecco la tentazione di tutto il saggio su questa tentazione d’esistere – “mettere a profitto la nostra parte di irrealtà, è vibrare al contatto del vuoto che esiste in noi”. Compimento piuttosto che abisso, la morte, peraltro, si configura con dinamiche simili all’amore. Per essa, infatti, ci si disintegra e ci si fortifica. 

È a questo punto che, nell’ordito concettuale di Cioran, possono perfino comparire i mistici delle tradizioni religiose. Essi stessi, infatti, “si servono di sotterfugi, praticano l’evasione e una tattica di fuga: la morte non è per loro che un ostacolo per liberarsi, una barriera che li separa da Dio, un ultimo no nella durata”1. Teresa d’Avila aspira, così, a raggiungere il suo Creatore, ma sa che ciò sarà reso possibile soltanto dalla morte, per cui, non potendo suicidarsi, muore dal desiderio di morire. Ma rifarsi alla storia, anche alla storia della mistica, non garantisce di penetrare il carattere originale della morte, “la storia non essendo altro che un modo inessenziale di esistere, la forma la più efficace della nostra infedeltà noi stessi, un rifiuto metafisico, una massa di avvenimenti che noi opponiamo all’unico evento che importa”.


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Dio ed il nulla, la religiosità atea di Emil Cioran

by Administrator 28. ottobre 2017 11:18

..scettico ma non ateo. Il costante dialogo col divino e la cacciata dall’Eden sono temi centrali nel suo pensiero. Un mistico senza fede che oscilla tra scetticismo e misticismo...

Dio ed il nulla, la religiosità atea di Emil Cioran, 15 e 16 novembre, aula magna della Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale, sezione San Tommaso d'Aquino, viale Colli Aminei 22, Napoli.               

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.                                                                                                       

Il convegno è valido ai fini dell'aggiornamento del personale docente delle scuole superiori (D.M. n.170/2016)

Emil Cioran: "un nichilista di tendenze religiose", Giustiniani III sessione ore 9:30 del 16 novembre

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